Biberon, policarbonato, ftalati… cosa si deve sapere

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Dal sito del Pensiero Scientifico Editore: VA Pensiero FEBBRAIO 2015
http://www.pensiero.it/attualita/articolo.asp?ID_sezione=13&ID_articolo=1268

Biberon al bisfenolo A e ftalati

Giacomo Toffol, pediatra di famiglia, referente del Gruppo di lavoro Pediatri per un Mondo possibile dell’Associazione Culturale Pediatri.
Pubblicato su Va` Pensiero n° 650

Di tanto in tanto si riapre la questione della presenza di composti chimici nocivi, quali il bisfenolo A (BPA) e gli ftalati, nei biberon e nei giocattoli per i bambini. Nel 2011 la Comunità europea aveva emanato una direttiva che vietava l’utilizzo del BPA nella fabbricazione dei biberon (1). Cosa è cambiato dopo l’emanazione di questa direttiva? Possiamo dire che quasi tutti i biberon sono sicuri?

Purtroppo non è proprio così, in quanto anche i materiali che le ditte hanno utilizzato per la produzione di biberon dopo l’emanazione della direttiva europea non sono completamente esenti da rischi. Uno studio del Joint Research Center, istituto la cui missione è quella di fornire un sostegno scientifico e tecnico alle politiche dell`Unione europea per la tutela degli interessi e della salute dei cittadini europei nei settori dei prodotti alimentari, prodotti di consumo, prodotti chimici e sanità pubblica, ha valutato il possibile rilascio di sostanze chimiche pericolose da parte di biberon prodotti con materiali diversi dal policarbonato. Questo studio (che ha analizzato 277 tipi di biberon acquistabili nei Paesi della Comunità europea, in Svizzera, Canada e USA) ha evidenziato come anche alcuni biberon prodotti in poliammide possano rilasciare quantità minime di BPA, e come i biberon prodotti in silicone, il cui utilizzo si sta molto diffondendo negli ultimi anni, possono rilasciare ftalati, sostanze che alla pari del BPA sono degli interferenti endocrini (2).
Anche un altro studio pubblicato di recente, che ha analizzato degli articoli plastici comunemente usati dai bambini quali biberon, bottiglie di acqua riutilizzabili, materiali usati per la conservazione degli alimenti, ha dimostrato come molte plastiche utilizzate per rimpiazzare il policarbonato siano in grado di rilasciare sostanze con attività di interferenti endocrini (3). Al momento quindi sembra che l’unico materiale che non pone problemi di rilascio sia il vetro, che per decenni è stato l’unica sostanza utilizzata per la fabbricazione di biberon. La sua poca praticità e pericolosità dovute a pesantezza e fragilità, potrebbero essere facilmente risolte dall’acquisto di rivestimenti esterni in silicone creati ad hoc, disponibili a prezzi molto contenuti.

Per quanto riguarda invece contenitori e imballaggi di plastica che vengono a contatto con i cibi?

Anche qui si pone lo stesso problema dei biberon. Molti altri articoli di plastica utilizzati normalmente per conservare e riscaldare i cibi possono rilasciare composti con attività di interferenti endocrini. Ricordiamo che l’esatta composizione chimica di quasi tutti i prodotti presenti in commercio è spesso sconosciuta. Ogni singola parte può constare di 5-30 sostanze chimiche, un articolo di plastica costituito di molte parti può contenere più di 100 sostanze chimiche diverse.
Uno studio descrittivo, che si è proposto di valutare la presenza di sostanze con attività estrogeno mimetica in comuni prodotti plastici usati come imballaggi rigidi e flessibili per uso alimentare, ha confermato come la maggior parte dei composti chimici testati rilascia sostanze con attività di interferenti endocrini, almeno dopo le comuni sollecitazioni d’uso (acqua bollente, radiazioni elettromagnetiche, radiazioni UV) (4). Il problema è che queste sostanze passano dal contenitore al cibo per poi essere ingerite come è stato dimostrato anche da un piccolo studio, pubblicato nel 2011, che ha confrontato la presenza di BPA e ftalati nelle urine di 20 persone raccolte in due distinti regimi dietetici: a base di cibi confezionati o di cibi freschi. Si è visto che nei periodi in cui le persone non utilizzavano cibi confezionati in materiali plastici dimezzavano i metaboliti degli ftalati (5).

Non per nulla l’European Food Safety Authority ha abbassato le soglie di tolleranza di esposizione al BPA…

Sì, European Food Safety Authority ha emanato recentemente un parere scientifico sul BPA che abbassa di 12 volte il livello di sicurezza stimato, portandolo a 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (dai 50 fissati precedentemente). Ma, in questo stesso documento, ha rassicurato i consumatori europei sull’innocuità dell’esposizione attuale che non raggiungerebbe mai questi livelli (6). Peccato che, anche questa volta, ci si ostini ad analizzare un singolo elemento senza tener conto dell’effetto cocktail, ovvero del fatto che noi siamo ormai esposti a un numero molto alto di sostanze potenzialmente pericolose, molte delle quali ancora non sufficientemente studiate, i cui effetti possono essere sinergici.

Passiamo ora a parlare dei giocatoli di plastica per bambini. Si è discusso a lungo della commercializzazione di giocattoli di plastica contenenti ftalati e dei potenziali effetti nocivi sulla salute dei bambini.

Possiamo dire che il problema dei giocattoli agli ftalati è stato superato?

Anche in questo caso è un capitolo ancora aperto… A distanza di anni dalla pubblicazione del regolamento europeo del 2006, non tutti i giocattoli presenti in commercio possono essere considerati a norma di legge. Tra il 2007 e il 2010 la presenza dei quattro ftalati è diminuita solo del 40% negli articoli per l’infanzia prodotti in Europa, del 13% in quelli importati nell’Unione europea e del 35 % negli articoli commercializzati nel territorio comunitario. Ne consegue che il rischio che i nostri bambini vengano a contatto con giocattoli pericolosi è ancora elevato, come del resto dimostrano le segnalazione del sistema Rapex. Si tratta di un sistema di allarme rapido, al quale aderiscono i Paesi dell’Unione europea, oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein, che consente lo scambio di informazioni sui prodotti non alimentari a rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori e sulle misure prese da questi Paesi per eliminare questo rischio. Nel 2012 una su cinque delle notifiche Rapex riguardava i giocattoli e i rischi più segnalati, oltre al rischio di soffocamento, erano proprio correlati alla presenza di sostanze chimiche pericolose, tra cui prevalgono proprio gli ftalati. Nel 2013 le segnalazioni relative a giocattoli pericolosi sono aumentate fino al 25%. Segnalazioni simili si possono reperire sul sito del Ministero della Salute a conferma che, ad oggi, il problema dei giocattoli agli ftalati non è stato ancora risolto del tutto…

Cosa possiamo fare per proteggerci?

Esistono diversi documenti prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che meriterebbero di essere diffusi e condivisi. Segnalo in particolare il “Decalogo per i cittadini sugli interferenti endocrini”, scaricabile dalla pagina di presentazione del progetto “previeni” dell’Istituto Superiore di Sanità che contiene le azioni più importanti e fattibili per ridurre il rischio dell’esposizione a queste sostanze.
Merita inoltre attenzione l’opuscolo “Attenzione agli ftalati, difendiamo i nostri bambini”, pubblicato sul sito del Ministero della Salute nel 2012 ma, purtroppo, ancora poco diffuso, dove vengono fornite delle informazioni cautelative sui rischi di giocattoli “pericolosi” per la presenza degli ftalati oltre al limite consentito (7).
Per quanto riguarda i biberon infine, come abbiamo già detto, forse sarebbe meglio ritornare a utilizzare il vetro, oppure se non si possa o voglia seguire questa strada, attenersi a questi consigli (8) forniti dal gruppo di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità che si occupa specificamente di interferenti endocrini:

non scaldare liquidi in contenitori di plastica (ad es. nel microonde o a bagnomaria) in quanto si accelererà il deterioramento della plastica col conseguente cedimento di sostanze indesiderate; scaldare in contenitori di vetro o pentolini di metallo,
non versare liquidi molto caldi in contenitori di plastica bensì lasciare che il liquido si raffreddi prima di travasare,
non utilizzare contenitori in plastica usurati in quanto la migrazione di sostanze indesiderate è maggiore rispetto ai contenitori nuovi,
limitare l’utilizzo di sterilizzatori a caldo (vapore o microonde); si consiglia di sciacquare abbondantemente dopo la sterilizzazione e di preferire sterilizzatori a freddo (UVB o chimici),
lavare le tettarelle di silicone a mano.

Il bisfenolo A: che cos’è?

Il bisfenolo A, solitamente abbreviato in BPA e noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano, è una molecola fondamentale nella sintesi di alcune materie plastiche e di alcuni additivi, viene utilizzato nella sintesi del poliestere, dei polisulfonati, dei chetoni polieteri, in alcuni plastificanti e come inibitore della polimerizzazione del PVC. Si usa inoltre per la produzione delle resine epossidiche (utilizzate come rivestimento interno nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande) e delle più comuni forme di policarbonato.

Quest’ultimo, pressoché infrangibile, è usato per un gran numero di prodotti per bambini, bottiglie, attrezzature sportive, dispositivi medici ed odontoiatrici, lenti per gli occhiali, supporti ottici, elettrodomestici, caschi di protezione, otturazioni dentarie ed ovunque siano necessarie caratteristiche di durezza e resistenza.

È soggetto ad una normativa europea che ne limita ma non ne impedisce l’utilizzo (regolamento REACH) (9). Attualmente non è ammesso nella produzione dei biberon, (Directive 2011/8/EU Regulation 10/2011/EU) (1, 10) e il suo utilizzo è consentito nei giocattoli e negli articoli destinati all`infanzia solo a concentrazioni inferiori allo 0,1% (11). Essendo tuttavia presente anche in alcuni prodotti per l’imballaggio dei cibi, si può ritrovare nei cibi confezionati in plastica e in scatola.

Stime di esposizione, basate su cibo, aria, polvere e concentrazioni negli alimenti, indicano che la dieta è probabilmente una delle principali fonti di esposizione umana per questa sostanza (12, 13).

Si tratta di una sostanza classificata come interferente endocrino ovvero, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di una sostanza “in grado di alterare le funzioni del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o nella popolazione” (14).

Numerosi studi epidemiologici hanno osservato delle correlazioni tra esposizione al BPA e funzionalità tiroidea e concentrazioni ematiche di estradiolo e progesterone, anche nelle donne in gravidanza (15, 16). Ciò potrebbe ripercuotersi, data l’estrema sensibilità del feto a questi ormoni, in alterazioni del suo sviluppo e del suo accrescimento. Studi recenti inoltre hanno associato l’esposizione a BPA allo sviluppo di patologie infantili multifattoriali endocrino-correlate quali la pubertà precoce e l’obesità (17, 18).

Ricordiamo che proprio per approfondire queste correlazioni è attualmente in corso lo studio PERSUADED (Phthalates and bisphenol A biomonitoring in Italian mother-child pairs: link between exposure and juvenile Diseases), finanziato dalla comunità europea nell`ambito del programma LIFE, cui collabora anche l’Associazione Culturale Pediatri.

Lo studio PERSUADED su Facebook

4 marzo 2015

Bibliografia:

Direttiva 2011/8/UE della Commissione del 28 gennaio 2011 che modifica la direttiva2002/72/CE per quanto riguarda le restrizioni d`impiego del bisfenolo A nei biberon (PDF: 720 Kb).
Simoneau C, Van den Eede L, Valzacchi, S. Identification and quantification of the migration of chemicals from plastic baby bottles used as substitutes for polycarbonate. Food Addit Contam Part A Chem Anal Control Expo Risk Assess 2012; 29: 469-80.
Bittner GD, Yang CZ, Stoner MA. Estrogenic chemicals often leach from BPA-free plastic products that are replacements for BPA-containing polycarbonate products. Environmental Health 2014; 13: 41.
Yang CZ, Yaniger SI, Jordan VC, et al. Most Plastic Products Release Estrogenic Chemicals: A Potential Health Problem that Can Be Solved. Environ Health Perspect 2011; 119: 989–96.
Rudel RA, Gray JM, Engel CL, et al. Food Packaging and Bisphenol A and Bis(2-Ethyhexyl) Phthalate Exposure: Findings from a Dietary Intervention. Environ Health Perspect 2011; 119: 914-20.
Scientific Opinion on the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs. EFSA Journal 2015 ;13: 3978,
Attenzione agli ftalati. Difendiamo i nostri bambini (poster). Ministero della Salute (PDF: 870 Kb)
Francesca Baldi, Alberto Mantovani, Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria. Biberon e bisfenolo A: forse un bando non basta. Emergono “nuovi” problemi di rilascio di sostanze tossiche. Istituto Superiore di Sanità, Focus 29 marzo 2012.
REACH: il Regolamento (CE) n. 1907/2006 concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) e l`istituzione dell`Agenzia europea per le sostanze chimiche.
European Commission Health and Consumers Directorate-general. Union Guidelines on Regulation (EU) No 10/2011 on plastic materials and articles intended to come into contact with food. 21febbraio 2014 (PDF: 574 Kb).
Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006. Gazzetta ufficiale dell`Unione europea L 396 del 30 dicembre 2006 (PDF: 1,2 Mb).
Lakind JS, Naiman DQ. Daily intake of bisphenol A and potential sources of exposure: 2005-2006 National Health and Nutrition Examination Survey. J Expo Sci Environ Epidemiol 2011; 21: 272-9.
Rudel RA, Gray JM, Engel CL, et al. Food Packaging and Bisphenol A and Bis(2-Ethyhexyl) Phthalate Exposure: Findings from a Dietary Intervention. Environ Health Perspect 2011; 119: 914-20.
International Programme on Chemical Safety. Global assessment of the state-of-the-science of endocrine disruptors. WHO/PCS/EDC/02.2
Kelly K, McElrath TF, Meeker JD. Environmental Phthalate Exposure and Preterm Birth. JAMA Pediatr 2014; 168: 61-7.
Lauren E Johns, Ferguson KK, Soldin OP, et al. Urinary phthalate metabolites in relation to maternal serum thyroid and sex hormone levels during pregnancy: a longitudinal analysis. Reproductive Biology and Endocrinology 2015; 13: 4.
Mouritsen A1, Aksglaede L, Sørensen K, et al. Hypothesis: exposure to endocrine‐disrupting chemicals may interfere with timing of puberty. Int J Androl 2010; 33: 346-59.
Hatch EE, Nelson JW, Stahlhut RW, Webster TF. Association of endocrine disruptors and obesity: perspectives from epidemiological studies. Int J Androl 2010; 33: 324-32.

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