In questa pagina troverete le risposte alle domande frequenti ricevute ed a molti dubbi. Vi preghiamo di leggere bene quanto in essa contenuto onde evitare ingorghi telefonici che creeranno disagio a voi ed agli altri genitori. Per comodità di lettura abbiamo diviso il contenuto nelle seguenti categorie:

  • Visite
  • Certificati
  • Prescrizioni
  • Consigli
  • Servizi
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  • 1. Come si accede allo studio?
     

    I pediatri ricevono su appuntamento.

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  • 2. Se voglio far visitare mio figlio in giornata?
     

    Se volete far visitare vostro figlio in giornata, fate in modo di chiamare il vostro medico prima di recarvi allo studio. Ricordate: i bambini febbrili hanno sempre la precedenza.

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  • 3. E se non è orario del mio pediatra?
     

    In caso di reale urgenza, il pediatra di turno può ricevere i bambini assistiti dal collega. Anche in questo caso vi raccomandiamo di contattare il medico prima di recarvi allo studio.

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  • 4. Come posso contattare telefonicamente il mio pediatra?
     

    Il vostro pediatra risponde telefonicamente al numero diretto dell’ambulatorio durante l’orario di visita. In altri orari per motivi urgenti potete chiamarlo al numero di telefono mobile. Quando contattate il vostro medico preparate una penna e un foglio.

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  • 5. Devo richiedere un certificato o una ricetta: come posso fare?
     

    Per certificati e ricette vi preghiamo di chiamare in segreteria (orari e telefoni in "scheda studio") con qualche giorno di anticipo. E` possibile anche mandare una mail all`indirizzo riammiscuola@gmail.com. Aspettate sempre la mail di conferma che la vostra richiesta è stata soddisfatta. Salvo imprevisti o cause di forza maggiore, la vostra richiesta verrà evasa entro 1-2 giorni lavorativi.

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  • 6. Mio figlio può anche ammalarsi di sabato o domenica; come posso fare?
     

    Il Servizio di Guardia Medica (Servizio di Continuità Assistenziale di Roma e Provincia): tel. 06. 57.06.00 è attivo:

    durante i giorni festivi;

    durante i giorni PREFESTIVI (come il sabato) dalle ore 10

    durante i giorni lavorativi dalle ore 20 alle 8 della mattina seguente.

    Il sabato dalle 15 alle 18 presso lo studio medico di via di Monteverde 35 (Largo Ravizza) è attivo un servizio di visite pediatriche a pagamento.

    Se siete veramente preoccupati, provate a contattare comunque il vostro pediatra al suo numero di telefono cellulare.

    Lo studio pediatrico rimane chiuso negli orari pomeridiani dei giorni prefestivi

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  • 7. Durante i mesi estivi lo studio rimane aperto?
     

    Durante i mesi estivi saranno possibili accorpamenti di orario di lavoro che debitamente comunicati su questo sito e nei locali dello studio.

    Solitamente è attivo un solo numero di telefono: 06.58202059.

     

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  • 8. Mio figlio sta male e vorrei che il pediatra venga a casa a visitarlo: come posso fare?
     

    La visita domiciliare viene effettuata dal pediatra a propria discrezione, cioè se ritiene che veramente ce ne sia bisogno. Questo perchè per effettuare la visita presso la casa del bambino il vostro pediatra deve utilizzare molto tempo e non può effettuare quegli esami che sono molto utili per una diagnosi corretta (es. il test rapido per la ricerca dello streptococco in gola, lo stick delle urine, la valutazione dell`ossigenazione del sangue mediante saturimetro, la risposta ad un broncodilatatore, ecc.). Inoltre il bambino può quasi sempre essere trasportato presso lo studio pediatrico, con la certezza, salvo casi di forza maggiore, di essere visitato in tempi brevi.

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  • 9. Iscrizione di neonati
     

    La trafila burocratica è la seguente:

    1) il neonato fino a 3 mesi ha la priorità di scelta, per cui può essere iscritto solo al pediatra che non abbia saturato gli 80 posti destinati proprio alle prime scelte dei neonati.

    2) se il pediatra non ha questa disponibilità, stimando un ricambio di 70 pazienti all`anno, entro 2-4 settimane si dovrebbe liberare un posto per la scelta

    3) non essendo previste liste di attesa, bisogna recarsi presso gli uffici tutti i giorni. A volte, impiegati compassionevoli danno la possibilità di essere contattati telefonicamente per conoscere la disponibilità del pediatra, evitando al paziente di muoversi. L`iscrizione deve sempre essere effettuata personalmente dal genitore o da chi da lui è stato delegato.

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  • 1. Quando la scuola può richiedere il certificato di rientro a scuola?
     

    Questa normativa è regolata dal comunicato ASL RMD prot. 64452 del 11.08.2008 e convenzione del 21.05.2008. Se l`alunno rientra al 6° giorno (dopo 5 giorni di malattia) non è necessario il certificato medico. dal 7° giorno c`è bisogno del certificato. Nel conteggio dei giorni vanno compresi anche i festivi e prefestivi.

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  • 2. Ho avvertito che mio figlio mancherà da scuola per motivi familiari: avrà bisogno del certificato medico?
     

    NO. Per le assenze programamte dalla scuola o dal genitore e comunicate preventivamente alla scuola, NON occorre alcun certificato medico. Anche questa norma è regolamentata dal comunicato ASL RMD prot. 64452 del 11.08.2008 e convenzione del 21.05.2008.

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  • 3. Certificato per attività sportive: come posso fare?
     

    1) non è richiesta alcuna certificazione per la partecipazione alle lezioni di educazione fisica scolastica, ad attività ginnico-motorie con finalità ludico-ricreative, ginnico-formative, riabilitative o rieducative, praticabili a prescindere dall`età.

    2) NON è richiesta alcuna certificazione per la partecipazione ai GIOCHI STUDENTESCHI nella scuola elementare.

    3) E` richiesto un certificato per attività sportiva non agonistica gratuito per quelle attività che si svolgono in orario extracurricolare con la partecipazione attiva dell`insegnante e per la partecipazione ai Giochi della gioventù.

    4) In tutte le altre condizioni i certificati per attività sportiva non agonistica sono a pagamento (30 euro con obbligo di fattura).

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  • 4. I certificati "inutili" ...
     

    La certificazione medica è un atto professionale con valenza giuridica per cui è una "cosa seria". Certificazioni che attestino fatti di scarsa valenza medico sanitaria non possono essere rilasciati, come ad esempio: non può mangiare questo o quello perchè non è di suo gradimento o perchè altrimenti non mangia altro, deve uscire prima da scuola, deve andare a fare pipì, ... e via dicendo ... di fantasia ...

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  • 1. PERCHE` NON PRESCRIVIAMO FARMACI CONTRO LA TOSSE E IL RAFFREDDORE NEI BAMBINI?
     

    Nonostante la presa di posizione dell’Advisory Committee della FDA (Food e Drug administration americana) sulla inefficacia e pericolosità dei farmaci per la tosse e il raffreddore nei bambini, le aziende farmaceutiche d’oltreoceano continuano a commercializzare tali farmaci e a fare campagne pubblicitarie che ne sostengono sicurezza ed efficacia. Sulle pagine del New England Journal of Medicine un gruppo di medici, primi firmatari della petizione inviata all’FDA per rivalutare l’indicazione terapeutica di questi farmaci, segnala questa preoccupante situazione. I farmaci per la tosse e il raffreddore comprendono un ampia varietà di principi attivi, da antistaminici a decongestionanti nasali ad antitosse ed espettoranti, la cui efficacia non è mai stata dimostrata nei bambini mentre sono sempre più frequenti le segnalazioni di importanti reazioni avverse. Inoltre sono state segnalate gravi reazioni avverse, come aritmie cardiache, allucinazioni ed encefalopatia, nei bambini sotto i 6 anni che hanno assunto farmaci contenenti i derivati dell`efedrina. La Commissione della FDA in seguito alla petizione ha ripreso in mano i dossier relativi all’uso di questi farmaci in età pediatrica ed è giunta alle seguenti conclusioni: non solo si tratta di farmaci inefficaci, ma con un profilo di sicurezza inadeguato nei bambini. In pratica In Italia i farmaci per la tosse e il raffreddore non devono essere somministrati ai bambini sotto i 12 anni di età. L’AIFA (l`agenzia italiana per il farmaco) ha limitato l’uso dei farmaci a base di vasocostrittori (efedrina e derivati) nel 2007 con un provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il pediatra pertanto non deve prescrivere questi farmaci in età pediatrica e il farmacista deve mettere in guardia i genitori che li acquistano per i loro bambini. E i sedativi per la tosse? Non devono essere usati se non in situazioni molto particolari, perchè sedare la tosse potrebbe voler dire togliere un riflesso molto importante per liberare le vie respiratorie. Allora cosa fare? Far bere il bambino, pulire il naso, umidificare l`ambiente e avere tanta pazienza. Ma se la tosse è forte e c`è la febbre chiamate il vostro medico. Bibliografia Sharfstein, North M, et al. Over the counter but no longer under the radar – pediatric cough and cold medications. N Engl J Med 2007;357:2321-4.

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  • 2. LA RICETTA ROSSA: chiedetela sempre perchè è un vostro diritto
     

    Quando effettuate una visita specialistica presso:
    · OSPEDALI PUBBLICI
    · POLICLINICI UNIVERSITARI, IRCSS
    · OSPEDALI PRIVATI ACCREDITATI con la REGIONE
    · PRONTO SOCCORSO E NUCLEI DI CURE PRIMARIE
    · AMBULATORI e POLIAMBULATORI OSPEDALIERI e di ASL
    e vengono prescritte medicine, accertamenti o nuove visite a carico del
    Servizio Sanitario Regionale dovete sapere che:
    · la compilazione della ricetta “bianca” non è ammessa dalla Legge
    (articolo 50 Legge Finanziaria 2003);
    · è un vostro diritto ottenere la ricetta “rossa” dal Medico che ha effettuato la visita;
    · in ogni caso il vostro Medico di famiglia NON È TENUTO A “COPIARE” O
    TRASCRIVERE LA RICETTA “BIANCA” DI ALTRI MEDICI
    Inoltre, la ricetta va compilata solo con inchiostro nero ed in modo completo.
    Se la ricetta rossa non vi viene consegnata o è incompleta, rivolgetevi al responsabile della struttura che ha rilasciato la prescrizione non corretta, per ottenere una prescrizione a norma di Legge, segnalando il problema
    all’Ufficio Relazioni con il Pubblico della ASL Roma D, telefono 80001972.

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  • 3. Il pediatra mi ha prescritto una visita specialistica: come faccio a prenotarla?
     

    E` possibile prenotare telefonicamente le visite specialistiche chiamando il numero 80.33.33 dal lunedì al venerdì 7.30 - 19 e il sabato 7.30 - 13. Inoltre è possibile pagare il ticket in tabaccheria e in ogni altro posto dove c`è il collegamento SISAL. In tal modo portate la ricevuta direttamente dallo specialista e avrete risparmiato moltissimo tempo.

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  • 4. Mio figlio è stato visitato da un altro medico che mi ha prescritto esami di laboratorio e/o visite specialistiche. Come faccio?
     

    Il vostro medico non è assolutamente obbligato a prescrivere farmaci o indagini prescritte da altro medico, proprio per cercare di evitare terapie o accertamenti che potrebbero essere inutili o superflui, caricando i costi del SSN.

    Vi ricordiamo, inotre, che tutti i medici ospedalieri e universitari che lavorano in strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) hanno il RICETTARIO ROSSO, per cui hanno l`obbligo di prescrivere loro stessi sul loro ricettario quanto ritengono utile per il bene del bambino. Infatti potrebbe venirsi a creare quella spiacevole situazione per cui il vostro pediatra, non essendo daccordo, ha difficoltà ad esaudire le vostre richieste. L`esempio più classico sono le numerose richieste di RAST (esami dell`allergia su sangue) per lievi problemi allergologici. Ogni RAST costa al SSN quasi 20 euro. Se un medico richiede 20 RAST fa spendere alla Regione Lazio 400 euro, quando esiste il test allergologico cutaneo, PRICK-TEST, che costa non piùdi 40 euro ed è addirittura superiore al RAST in termini di accuratezza diagnostica. Parlate con il vostro pediatra senza difficoltà e vedrete che tutto si aggiusterà.

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  • 1. Raffreddore, tosse, catarro... da cosa dipendono? Cosa si può fare?
     

    Praticamente nessuno di noi ogni anno sfugge ai virus respiratori, cioè quei numerosissimi virus che arrivano nel naso e provocano starnuti, naso chiuso, produzione di muco, un po` di tosse, a volte febbre e malessere generale. Del virus dell`influenza, poi, sappiamo tutto. Avere quindi questi sintomi è assolutamente normale, fisiologico, anche se fastidioso. I bambini, che hanno un sistema immunitario non perfettamente maturo, si ammalano più spesso, soprattutto se poi vanno al nido o alla scuola materna. Cosa fare? Poche cose, perchè tanto passa tutto da solo. Lavaggi nasali (perchè quando dormono non dovrebbero respirare con la bocca aperta), offrire liquidi, non forzare se non mangiano, in caso di pianto o dolore usare il paracetamolo o l`ibuprofene e controllare le condizioni generali. Nessuna medicina particolare è veramente utile. Ci vuole solo tanta pazienza (che oggi è difficile trovare).

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  • 2. Come posso fare in caso di FEBBRE?
     

    LA FEBBRE. Il bambino ha la febbre se la temperatura rettale è superiore a 38°C (oppure se quella ascellare è superiore a 37.5°C). La febbre è una normale risposta dell’organismo all’infezione e gioca un ruolo fondamentale nel combatterla. Tenere bassa la febbre NON SERVE A NULLA, anzi, riduce la risposta all`infezione e può allungarne la durata. Cerchiamo di capire: quale può essere il motivo per cui la temperatura nei bambini deve essere tenuta bassa? Perchè abbiamo paura della meningite? O delle famigerate convulsioni? Ragioniamo: qualcuno pensa che la meningite può guarire o essere prevenuta con una o due o cento suppostine di antifebbrile? Assurdo. Se c'è il sospetto di meningite (febbre alta, stato soporoso, macchie bluastre sul corpo, vomito irrefrenabile associato a febbre alta, forte mal di testa, convulsioni) bisogna correre in ospedale! Riguardo le convulsioni scatenate con la febbre, che mettono tanta angoscia vi rimandiamo al documento sulla febbre della Società Italiana di Pediatria e pubblicato nel febbraio 2009 (www.sip.it) dove la raccomandazione numero 32 dice: "Dal momento che l’impiego di paracetamolo (Tachipirina o simili) o di ibuprofene (Nurofen, Antalfebal o simili) in bambini febbrili non previene le convulsioni febbrili, essi non devono essere utilizzati per questa finalità". Mettiamo quindi una parola fine anche a questa paura (speriamo per tutte le forme febbrili!). Se volete leggere altro sulle convulsioni febbrili, trovate la pagina CONVULSIONI FEBBRILI su i "consigli".

    In genere l’entità della febbre non è in relazione con la gravità della malattia che l’ha scatenata, ma è necessario vedere cosa si associa alla febbre. Infatti, quando un bambino ha la febbre, i genitori devono vedere quali sono i sintomi che si associano alla febbre: come sono le condizioni generali, qual`è lo stato di sofferenza del bambino, se c'è tosse, naso che cola, brividi, macchie sul corpo, ecc. ecc. Tutti questi sintomi sono importantissimi da riferire al pediatra.

    La febbre è molto spesso dovuta ad un’infezione virale ed ha una durata di 2-3 giorni; vogliamo ripetere che la febbre aiuta l’organismo a combattere l’infezione.

    Se il bambino piange e lo vedete sofferente (ha dolore!) dovete usate paracetamolo (es. Tachipirina, Efferalgan, Acetamol, ecc. supposte 125 mg. fino a 10 Kg. di peso; 250 mg. fino a 6 anni; 500 mg. oltre i 6 anni; oppure gocce, 3 gocce ogni Kg di peso; oppure sciroppo 2.5 ml. = 125 mg). Ripetete la somministrazione ogni 6-8 ore se il bambino ne ha bisogno. In alternativa al paracetamolo potete usare l'ibuprofene (Nurofen, Atalfebal, ecc.). Non tenete il bambino troppo coperto e, se la temperatura supera i 40°C, osservatelo strettamente, tranquillizzatelo e cercate macchie bluastre o rosse violacee su parti del corpo (in questo caso dovete fare una visita medica). Somministrate liquidi leggermente dolcificati e non forzatelo se non vuole mangiare. Se ha scariche di diarrea o vomito somministrate a cucchiaini e di continuo i sali minerali (Sodioral, Dicodral, ecc.).

    Chiamate subito il medico se il bambino: - ha meno di 3 mesi d’età; - rifiuta il seno o il biberon da diverse ore; - la febbre supera i 40.5°C; - piange ininterrottamente e non si consola; - ha difficoltà a camminare; - non muove la testa; - presenta chiazze violacee o rosso scuro sul corpo; - ha la respirazione affannata (come un cagnolino) nonostante il naso sia libero.

    Chiamate entro 24 ore se: - la febbre è compresa tra i 40 e 40.5°C e tende a rimanere elevata (soprattutto se il bambino è di età inferiore ai 2 anni); - il bambino quando fa la pipì ha dolore o bruciore.

    Chiamate senza fretta se: - ha febbre da 3 giorni; - la febbre era scomparsa ed è tornata dopo 24 ore; - avete dubbi o questioni da chiarire.

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  • 3. Le CONVULSIONI durante la FEBBRE: devo avere paura?
     

    Le convulsioni febbrili (CF) sono delle reazioni che avvengono durante la febbre in bambini il cui sistema nervoso è particolarmente eccitabile. Le CF per la gran parte non sono pericolose (oltre il 95% dei bambini che presenta CF, anche se ripetute, non avrà conseguenze) e non sono segno di epilessia. Il 70% dei bambini che ha avuto una CF non ne avrà un`altra.

    Come si manifesta?

    La CF di solito accade durante le prime ore di febbre oppure quando cala bruscamente; il bambino può sembrare strano per qualche istante, poi si irrigidisce, ha delle contrazioni muscolari e ruota gli occhi. Per un breve periodo perde coscienza, cioè non risponde, il suo respiro è rumoroso e la sua pelle può apparire un po `più scura del solito. Dopo la CF il bambino ritorna rapidamente alla normalità. Di solito dura non più di 1 o 2 minuti, ma, raramente, può durare fino a 15 minuti.

    Cosa fare in caso di CF?
    Se il bambino ha una CF bisogna evitare che si faccia male; che non cada malamente sul pavimento o dal letto e che sia lontano da oggetti duri o taglienti.
    Girategli la testa di lato in modo che saliva o vomito possa defluire dalla sua bocca. Non mettere nulla in bocca, non c`è nessun pericolo che possa inghiottire la lingua.

    Non bisogna fare manovre inutili quali: scuotere o schiaffeggiare il bambino, chiamarlo, bagnarlo.

    Se ha già avuto un episodio di convulsione fate il clisterino con MICROPAM (5 mg per i bambini sotto i 3 anni, 10 mg per i bambini di età superiore).

    Chiamate il medico per informarlo, soprattutto se il bambino ha meno di un anno perchè potrebbe essere necessario che sia visitato in tempi brevi.

    Se la convulsione dura oltre 10-15 minuti il bambino deve essere visitato o portato al Pronto Soccorso.

    Esistono farmaci preventivi?
    I farmaci antifebbrili come il paracetamolo e l`ibuprofene possono contribuire a ridurre la febbre, ma non servono a prevenire le convulsioni febbrili. Infatti non serve tenere bassa la febbre. Usate i farmaci quando il bambino piange e non sopporta lo stato di malessere.

    Nelle CF prolungate o ripetute le raccomandazioni potrebbero essere diverse.

    Ricordate!
    Le CF, che spaventano tanto i genitori, non sono pericolose per il vostro bambino e non provocano problemi di salute a lungo termine. Non causano danni al cervello, problemi al sistema nervoso, paralisi, ritardo mentale, o la morte.

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  • 4. Mio figlio ha il VOMITO
     

    La maggior parte delle volte è dovuto ad infezioni virali e si accompagna a diarrea; altre volte è dovuto ad alcuni cibi; può anche presentarsi durante normali episodi febbrili. Di solito si ferma entro 24 ore. Normalmente bastano alcuni accorgimenti per fare tornare le cose a posto. Non dare cibi solidi per almeno 8 ore. Somministrare un poco alla volta (un cucchiaino ogni 2-5 minuti) sali minerali (DICODRAL, SODIORAL, IDRAVITA, ecc.) o liquidi freddi (acqua, camomilla, the deteinato) leggermente zuccherati per 8 ore dall’ultimo episodio di vomito: Non date quantità eccessive tutte insieme altrimenti il vomito persiste. Non dare latte e bibite gassate (eventualmente Coca-cola senza gas). Successivamente dare cibi leggeri (cracker, pane e miele, riso, pollo lesso, patate bollite; ai bambini più piccoli succo di mela o una banana schiacciata o crema di riso cotta; al lattante dare la metà del latte in polvere per una o due poppate).

    Chiamate subito il medico se il bambino: - non ha urinato nelle ultime 8 ore; - in assenza di raffreddore, compare sangue nel materiale vomitato; - ha dolori addominali da più di 4-6 ore; - ha difficoltà a camminare o è confuso; - si sospetta un avvelenamento (Centri antiveleni: tel. 06 -3054343; -490663; -5373934; -68592397).

    Chiamate senza fretta se: - il vomito è presente: da oltre 6 ore per un bambino di età inferiore a 6 mesi; da oltre 12 ore se di età compresa fra 6 mesi e 2 anni; da oltre 24 ore se di età superiore a 2 anni; - avete problemi o questioni da chiarire.

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  • 5. Mio figlio ha la DIARREA
     

    Avere la diarrea vuol dire avere scariche di feci liquide, più volte al giorno (almeno 4). Spesso si presenta in modo improvviso, con qualche dolore di pancia, un po` di febbre e preceduta dal vomito. Qual`è l`obiettivo del trattamento della diarrea? Forse dobbiamo bloccare le scariche? Abbiamo bisogno di prendere delle medicine che fermino in qualche modo queste feci così liquide e fastidiose? NO. Assolutamente no. Non esistono tappi (almeno finora) e quei pochi farmaci, spacciati per utili, non lo sono affatto o lo sono pochissimo.

    L`obiettivo del trattamento della diarrea è diretto ad evitare che il bambino si disidrati, perda troppi liquidi senza reintegrarli. Quindi: dieta libera (compreso il latte) e, se le scariche sono molto abbondanti, offrire al bambino le soluzioni reidratanti, cioè i SALI MINERALI (es. DICODRAL 60, SODIORAL, IDRAVITA, IDRAMIX, REIDRAX, ecc.). A causa del sapore leggermente salato la soluzione può essere somministrata fredda di frigorifero e si possono aggiungere: spremuta d’arancia (mezzo bicchiere ogni litro) o succhi a basso contenuto di zuccheri oppure aspartame o saccarina (non zucchero).

    Se sono presenti vomito o nausea somministrare la soluzione molto lentamente e frequentemente (meglio a cucchiaini o che a piccoli sorsi) assicurandosi che il bambino ne beva a sufficienza (controllare se urina). Non dare antibiotici o altri farmaci. Possono essere utili i lattobacilli (fermenti intestinali) ma solo se il bambino non vomita: i sali minerali sono importantissimi, i lattobacilli no!

    Chiamate il medico se il bambino ha gli occhi infossati , è apatico, ha la cute secca, urina poco e beve una quantità minima di soluzione, ha scariche sanguinolente, ha molto mal di pancia, se continua a vomitare, se siete molto preoccupati.

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  • 6. I pidocchi
     

    Il pidocchio, questo sconosciuto

    Il pidocchio del capo vive e si riproduce solo sulla testa dell’uomo dove depone le uova (lendini). Si nutre di sangue e la sua saliva è irritante, per cui chi ne è affetto lamenta prurito al cuoio capelluto, prevalentemente alla nuca e dietro le orecchie. Il prurito in testa è spesso il primo sintomo della pediculosi. Il pidocchio è di colore grigio (2 mm x 1 mm) ed è raro vedere gli insetti, capaci di assumere il colore della capigliatura. Le uova invece (0.5 mm) sono più numerose e si individuano facilmente: sono di colore bianco-grigiastro e di forma ovale, e sono saldamente adese al capello (nuca e dietro le orecchie) contrariamente alle piccole squame di forfora che si possono rimuovere con estrema facilità. Il pidocchio depone le uova sul fusto del capello vicino alla superficie cutanea. E’ possibile presumere la durata dell’infestazione guardando la distanza tra uova e superficie cutanea: quando questa è di 10 o più millimetri le uova sono state deposte da almeno 2 settimane, ed è improbabile che da esse possano nascere nuovi pidocchi. Infatti le uova maturano in 7 giorni circa. Dopo la schiusa, il pidocchio è in grado di deporre le uova dopo 9 giorni di permanenza sul cuoio capelluto, per cui gli insetti piccoli che possono essere trovati vivi tra un trattamento antiparassitario e l’altro non sono in grado di deporre le uova. In genere gli insetti non sopravvivono più di 48 ore al di fuori dell’ospite. I pidocchi del cuoio capelluto non sono segno di sporcizia.

    Come ci si prende i pidocchi e come prevenire la loro prolificazione?

    Il pidocchio non salta, ma può passare da una testa all’altra per contatto diretto oppure indirettamente tramite pettini, spazzole, berretti, sciarpe ed altri indumenti di biancheria. Quando veniamo a conoscenza che a scuola o in comunità ci sono casi di pediculosi, è importante cercare tutti i giorni eventuali lendini (mediante un pettinino a denti fitti, una lente e una luce adeguata) e lavando quotidianamente i capelli con un semplice balsamo.

    Cosa fare se troviamo uova o pidocchi?

    Innanzitutto curare maggiormente l’igiene personale, senza usare immotivatamente i prodotti antiparassitari tossici. Evitare lo scambio di pettini, spazzole, indumenti e soprattutto pettinare spesso e a lungo i capelli con un pettinino a denti fitti. L’uso di un normale balsamo aiuta a rimuovere gli insetti e prodotti ad azione simile (HEDRIN, PARANIX, LICEKO, OLIO DI PID, ISDIN gel, ecc.) sono privi di tossicità e si sono dimostrati molto efficaci. I prodotti antiparassitari pesticidi (NIX crema liquida, AFTIR gel, CRUZ VERDE, CRUZZY o MEDIKER shampoo, ecc.), per la loro tossicità e a causa della resistenza sviluppata dagli insetti, non li consigliamo. Non usate prodotti a base di aerosol o spray. E' importante che tutti i familiari facciano almeno un trattamento per rimuovere eventuali pidocchi ...esploratori. Tra un trattamento e l’altro è necessario pettinare quotidianamente i capelli, come detto sopra, con il proprio pettinino a denti fitti usando un semplice balsamo. Piccoli parassiti provengono generalmente da una lendine appena schiusa. Per rimuovere meccanicamente le lendini si possono bagnare i capelli con una soluzione di acqua (250 cc) ed aceto caldi (250 cc), utilizzando il solito pettine a denti fitti. Non è necessario tagliare i capelli. E' molto importante, come abbiamo detto, che durante i periodi dei "pidocchi a scuola" i genitori quotidianamente usino il pettine a denti fitti con un balsamo, con lo scopo di evitare che eventuali nuovi arrivi fondino una colonia stabile e florida.

    E per l’ambiente e gli indumenti?

    Vestiti, lenzuola, giocattoli di tessuto possono essere trattati con lavaggio in lavatrice caldo (temperature superiori a 55 °C per 5 minuti sono letali per uova e pidocchi). Anche la semplice conservazione in sacchi di plastica per 10 giorni è efficace. Per pettini e spazzole è raccomandata l’immersione in acqua calda per 10 minuti. Tutti i familiari vanno accuratamente esaminati. L’uso sistematico preventivo dei prodotti antiparassitari a base di pesticidi non è consigliato ed è dannoso. Per tale motivo, se a scuola vengono trovati bambini con pidocchi, non devono essere consigliati trattamenti preventivi specifici al di fuori di uno stretto controllo dei capelli da parte dei genitori mediante l`uso del pettine a denti fitti e il riconoscimento del prurito in testa.

    Quando si può tornare a scuola?

    La Circolare del Ministero della Sanità del 13.3.98 prevede la "restrizione della frequenza di collettività fino all'avvio di idoneo trattamento disinfestante, certificato dal medico curante"; il rientro a scuola, quindi, può avvenire il giorno successivo al trattamento.

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  • 7. Come prevenire il contagio con l`influenza?
     

    Misure di igiene e protezione individuale La trasmissione interumana del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie può giocare un ruolo importante nel limitare la diffusione dell’influenza. Recentemente l’ECDC ha valutato le evidenze sulle misure di protezione personali (misure non farmacologiche) utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, ed ha raccomandato le seguenti azioni: 1. Lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici) Fortemente raccomandato 2. Buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani) Raccomandato 3. Isolamento volontario a casa di delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale Raccomandato 4. Uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali) Raccomandato. Tali misure si aggiungono a quelle basate sui presidi farmaceutici (vaccinazioni e uso di antivirali, anche se il Tamiflu - Oseltamivir risulta inefficace quasi nel 100% dei casi). Una campagna di comunicazione sulla prevenzione dell’influenza dovrà quindi includere informazioni sulle misure non farmaceutiche. Tra i messaggi da privilegiare vi sono l’igiene respiratoria (contenimento degli starnuti, dei colpi di tosse, con la protezione della mano o di un fazzoletto, evitando contatti ravvicinati se ci si sente influenzati); evidenziare che un gesto semplice ed economico, come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito, costituisce un rimedio utile per ridurre la diffusione dei virus influenzali, così come di altri agenti infettivi. Sebbene tale gesto sia sottovalutato, esso rappresenta sicuramente l’intervento preventivo di prima scelta, ed è pratica riconosciuta, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni anche negli ospedali. Altri messaggi dovrebbero, almeno nei primi giorni, essere indirizzati ad informare la popolazione che è bene evitare di recarsi al lavoro, se si è affetti da sintomatologia influenzale, per evitare di contribuire alla diffusione del contagio. 2.2. La vaccinazione La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. La composizione dei vaccini antinfluenzali viene aggiornata di anno in anno. In presenza di una buona corrispondenza fra la composizione del vaccino e i virus influenzali circolanti, l’efficacia stimata, in adulti sani, varia dal 70 al 90%. Nei bambini e ragazzi fino a 16 anni è stimata un’efficacia pari al 60-70%. Negli anziani che vivono in comunità, l’efficacia stimata della vaccinazione, nel ridurre la mortalità legata all’influenza, varia dal 23 al 75%. Se si considerano gli anziani, che vivono in strutture di lungo-degenza, la stima di efficacia nel ridurre i decessi è del 23-79%. La prevenzione dell’influenza tramite vaccinazione deve essere oggetto, pertanto, di massima considerazione da parte delle Autorità di sanità pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica quale obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza e la riduzione della mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave: una strategia vaccinale basata su questi presupposti presenta un favorevole rapporto costo-beneficio e costo-efficacia. In ambito europeo, pur con qualche variazione, per ciò che concerne l’individuazione dei gruppi a rischio, cui la vaccinazione va offerta in via preferenziale, esiste una sostanziale concordanza sul fatto che principali destinatari dell’offerta di vaccino antinfluenzale stagionale debbano essere le persone di età pari o superiore a 65 anni, nonché le persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza.

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  • 8. Aiuto. Ho trovato una zecca sulla pelle di mio figlio. Cosa devo fare?
     

    Andate subito all`indirizzo: http://www.epicentro.iss.it/problemi/zecche/zecche.asp Leggete con attenzione e... tranquillizzatevi, ma per 30-40 giorni dovete stare attenti alla febbre. Come rimuovere la zecca - La zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione - Durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni - Disinfettare la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un disinfettante non colorato (evitare il Neomercuriocromo, Betadine, ecc.). - Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che colorano la cute) - Evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate - Spesso il rostro rimane all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile - Distruggere la zecca, possibilmente bruciandola. Cosa non fare. Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto. Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi, è importante rivolgersi al proprio medico curante. La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi.

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  • 9. Il mio bambino non dorme e la notte spesso ci sveglia. Esiste un metodo affinchè noi genitori possiamo dormire "meglio"?
     

    Centro per lo Studio dei Disturbi del Sonno (Prof. O. Bruni). Schema orientativo di rieducazione al sonno e consigli al sito: http://www.sleepchild.com/index_it.htm

    Una lettura utile è: Barry Brazelton "Il tuo bambinio e il sonno".

    Buona lettura e buona notte

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  • 10. Il mio bambino piange: avrà male all`orecchio?
     

    Il mio bambino piange: avrà male all`orecchio?
    Si, soprattutto se è piccolo (ricordate che se il bimbo è piccolo e piange tanto dovete spogliarlo tutto per vedere con i vostri occhi se c`è qualcosa che non va).

    Ma cos`è l`otite, cioè l`infiammazione dell`orecchio che si accompagna a dolore?

    L’otite media è causata da batteri e da virus che penetrano nell’orecchio medio attraverso il naso o la gola e cominciano a moltiplicarsi causando un accumulo di pus che preme dietro al timpano, provocando infiammazione e dolore. È molto frequente fra i bambini; il 95% di essi ne ha sofferto almeno una volta entro i 5 anni d’età e un bambino ogni 5 avrà una ricaduta entro un mese dalla prima otite.E` più diffusa tra i bambini con raffreddore da fieno e tra coloro i cui genitori fumano in casa.Poichè spesso si accompagna all’influenza, è particolarmente frequente durante la stagione autunnale e invernale.

    Il sintomo più comune è il dolore che a volte è lieve, ma più spesso è così forte da far piangere il bambino. I bambini più grandi normalmente accusano anche senso di gonfiore e perdita d’udito. Non sempre c’è febbre, ma spesso c’è congestione nasale, tosse, congiuntivite.

    Se il bambino non sopporta il dolore dovete usare un antidolorifico (va benissimo il paracetamolo nelle sue tante formulazioni o l`ibuprofene), da ripetere se torna il dolore.

    Bisogna cominciare la terapia antibiotica se il bambino è sotto all`anno di età, altrimenti si può aspettare 24-36 ore, perchè spesso (circa 7 volte su 10) l`otite acuta, anche febbrile, passa senza bisogno di antibiotico.

    Talvolta, quando la pressione della massa di pus dentro l’orecchio supera la resistenza della membrana del timpano, questa si lacera. Niente paura: la lacerazione è in genere piccola e si riaccomoda nello spazio di 2/3 giorni. In questo caso contattate il pediatra per iniziare il trattamento con antibiotico.

    Sappiamo anche che circa un bambino ogni 3 che ha avuto un’otite, un mese dopo avrà ancora una riduzione della funzione uditiva.

    L’otite media non è contagiosa, si può tornare a scuola o all’asilo non appena il bambino sta meglio. Non esistono motivi per credere che l’indossare il berretto possa prevenire l’infezione, ma se c`è sbalzo termico tra ambienti chiusi e aperti, è utile per evitare forti dolori.

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  • 11. Piccole e grandi emergenze
     

    Introduzione

    Tutti ci troviamo, prima o poi, ad affrontare una situazione di emergenza che riguarda il nostro bambino: una caduta, una puntura di insetto, una ferita, un dolore improvviso. Anche se raramente, potrebbe trattarsi di una cosa seria. Sapere cosa fare (e cosa non fare) nei primi minuti dopo questi eventi, piccoli o grandi che siano, spesso è sufficiente per fare le cose giuste ed evitare qualche problema o complicazione. Questo vuole essere solo un piccolo aiuto per tendere ad essere genitori pronti ed efficaci.

     Numeri indispensabili da tenere sempre: EMERGENZA 118

    SOFFOCAMENTO E MANOVRE DI DISOSTRUZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE

    Vi consigliamo di aprire il sito: www.crocerossachepassione.com e vedere più volte i video specifici per età dei bambini. Riguardano alcune manovre che possono salvare una vita. Vi invitiamo, inoltre, a partecipare ai corsi organizzati sul territorio.

     ANNEGAMENTO

    Portate il ragazzo immediatamente fuori dall’acqua e guardate se sta respirando da solo. Se non respire iniziate le manovre di  rianimazione cardiopolmonare. Se c’è qualcuno con voi ditegli di chaimare subito il 118, ma non perdete tempo a cercare aiuto o a rimuovere l’acqua dai polmoni del bambino. Concentratevi piuttosto sulle manovre di rianimazione finchè non compare il respiro spontaneo. Il vomito di acqua ingoiata è molto frequente durante la respirazione bocca a bocca. Solo quando siete sicuri che il bambino riprende a respirare da solo potete interrompere le manovre e cercare aiuto.

    AVVELENAMENTI

    Se il bambino è incosciente, molto sonnolento, presenta convulsioni o ha difficoltà respiratorie chiamate il 118 o portatelo al Pronto Soccorso (PS). 

    AVVELENAMENTI DA INGESTIONE

    Qualsiasi sostanza non commestibile rappresenta un potenziale veleno. Se il bambino ha messo in bocca prodotti per la casa, per gli elettrodomestici, per il giardinaggio o parti di piante o qualsiasi altra sostanza che ritenete possa essere tossica, se ha ingerito medicine che non doveva prendere o dosi eccessive di farmaci, se pensate che possa aver mangiato cibo avariato o contaminato chiamate il centro antiveleni (vedi più sotto). Non provocate il vomito se non in caso di precise istruzioni mediche. Il Centro Antiveleni vi darà indicazioni precise.

    ESPOSIZIONE A GAS, FUMI, VAPORI

    Portate il bambino all’aria aperta e chiamate il 118. Se il bambino non sta respirando praticate le manovre di rianimazione cardiorespiratoria e continuatele fino all’arrivo dei soccorsi.

    ESPOSIZIONI CUTANEE

    Se prodotti contenti acidi, pesticidi, prodotti chimici o qualsiasi altra potenziale sostanza tossica entra in contatto con la cute del bambino, grattate via il materiale secco. Togliete i vestiti contaminati e indossate, se necessario, guanti di gomma. Lavate la pelle con grandi quantità di acqua e sapone. Chiamate il Centro Antiveleni per ulteriori informazioni. Se le dita sono rimaste attaccate a causa della colla contenente ciano acrilato (tipo Attack) immergetele in acqua calda e aiutate il bambino a scioglierla sfregando le dita delicatamente.

    CENTRI ANTIVELENI:

    MILANO vuoto +39 02 6610 1029
     PAVIA – ASSAGO  +39 02 5751 2900
     TORINO  +39 011 663 7637
     PADOVA  +39 049 831861
    +39 049 831863
    +39 049 831892
     GENOVA  +39 010  563 6245
     FIRENZE  +39 055 427 7238
    +39 055 427 7244
    +39 055 427 7731
     ROMA  +39 06 305 4343
     ROMA  +39 06 490 663
     NAPOLI  +39 081 747 2870

    USTIONI E SCOTTATURE

    In caso di ustioni ampie e profonde dove trasuda del liquido dalla pelle dovete chiamare subito il 118. Qualsiasi ustione che coinvolga volto, bocca, mani, piedi o genitali oppure causata dall’elettricità deve essere visitata da un medico. Ustioni di 1° grado (la pelle si presenta semplicemente arrossata) e ustioni di 2° grado (oltre all’arrossamento compare la vescica). Immergete il prima possibile e a lungo la parte ustionata in acqua fresca corrente o coprite la zona ustionata con una pezza imbevuta di acqua fredda fino a quando il dolore non cessa (almeno 15 minuti). Se la parte ustionata è coperta da vestiti, bagnate con acqua fredda subito i vestiti; poi rimuoveteli delicatamente, tranne quelli attaccati alla pelle (usate anche le forbici per togliere più vestiti possibile). Non usate ghiaccio perché può ritardare la guarigione, né sfregate la zona ustionata (può gonfiare la vescicola). Non applicate i rimedi casalinghi (burro, olio, polveri, ecc.) perché possono peggiorare la lesione. Se dalla pelle ustionata non trasuda liquido, copritela con garze sterili o, in mancanza, con un panno asciutto e pulito. Se invece trasuda liquido, copritela delicatamente con garza sterile o un tovagliolo pulito e chiamate il medico o andate al PS. Se compare la vescica (la bolla con del liquido trasparente dentro) NON rompetela. Se la vescica si rompe, lavatela con acqua corrente e sapone o soluzione fisiologica, rimuovete i tessuti superficiali delicatamente (usate forbici disinfettate), detergetela con un antisettico incolore, copritela con una garza grassa sulla quale applicherete una pomata antisettica e una garza sterile. Ogni 2-3 giorni ripetete la medicazione. Attenzione se aumenta l’arrossamento, compare gonfiore, una secrezione o un odore sgradevole, tutti segnali di sospetta infezione. Una ustione di 2° grado deve guarire in un tempo variabile tra 7 e10 giorni. Le ustioni che guariscono entro due settimane non lasciano di solito cicatrici. Le aree ustionate molto estese e soprattutto quelle esteticamente importanti, anche se non causano cicatrici, devono essere protette dai raggi solari per un periodo di tempo che va da uno a due anni per il rischio che la pelle non riprenda il suo colore naturale.

    TRAUMI

    Trauma alla testa. Il più delle volte si tratta di traumi banali che non necessitano di trattamenti. Per qualsiasi altro trauma al di fuori di un urto leggero, dovreste chiamare il vostro medico, che vorrà sapere quando e come è accaduto e come sta il bambino. Se il bambino è sveglio e vi risponde si tratta di un trauma cranico modesto e non ha bisogno di accertamenti. Il bambino può piangere per lo spavento o per il dolore, ma in genere non dura oltre 10 minuti. Per ridurre il gonfiore applicate una pezza fredda (il sacchetto con i fagioli o il minestrone del freezer!) per 20 minuti e tenete sotto osservazione il bambino. I segni di un trauma importante sono i seguenti:

    1) ha un mal di testa che non passa, ma sembra peggiorare;

    2) parla in modo strano o è confuso;

    3) ha dei giramenti di testa persistenti o che tornano improvvisamente;

    4) è fortemente irritabile o ha un comportamento anormale;

    5) vomita più di 2 o 3 volte;

    6) ha difficoltà a camminare;

    7) ha sanguinamento o fuoriuscita di liquido acquoso dall’orecchio o dal naso;

    8) ha difficoltà a svegliarsi o eccessiva sonnolenza;

    9) ha una pupilla (la parte centrale nera dell’occhio) più grande dell’altra;

    10) dice di vedere doppio o con delle macchie;

    11) ha eccessivo pallore che dura oltre un’ora;

    12) ha delle convulsioni;

    13) sembra che abbia difficoltà a riconoscere i familiari;

    14) ha un’eccessiva debolezza delle gambe o delle braccia;

    15) sente dei fischi persistenti nelle orecchie. Se il bambino perde conoscenza dovete portarlo al PS o chiamare il 118.

    Osservazione a casa dopo il trauma alla testa.

    Per almeno 24 ore un adulto dovrebbe stare con il bambino per essere pronto a trasportarlo dal medico o all’Ospedale in caso di problemi. Per qualche altro giorno dovrebbe essere tenuto sotto osservazione per il rischio di qualche manifestazione tardiva di traumi gravi. Se il bambino ha sonno, dovete farlo dormire (non c’è nessun motivo di tenerlo sveglio), ma durante il sonno, ogni 2-3 ore (mettetevi la sveglia), dovete andare a controllare che dorma serenamente. Provate a toccarlo o spostategli un braccio e osservate se fa i normali movimenti nel sonno; altrimenti svegliatelo per osservare se vi riconosce e vi risponde. Se vi sembra che stia peggiorando dovete andare al PS. E’ consigliabile portarlo al PS nei seguenti casi: 1) ha vomitato più di 2-3 volte; 2) non smette di piangere; 3) ha un mal di testa che sta peggiorando; 4) sembra molto malato; 5) ha difficoltà a camminare, parlare, vedere; 6) è confuso e non è attivo come sempre; 7) diventa sempre più sonnolento ed è difficile svegliarlo; 8) sembra avere movimenti strani o convulsioni o dei comportamenti che vi preoccupano. Se il bambino sta bene durante questo periodo di osservazione potete stare tranquilli che molto probabilmente non avrà alcuna conseguenza. Dovete ricordarvi che la maggior parte dei traumi alla testa sono lievi, ma se avete dubbi rivolgetevi al vostro medico.

    Contusioni

    Applicate impacchi freddi (il sacchetto dei fagioli) per circa 30-60 minuti. Per contusioni estese, schiacciamenti, cadute da bicicletta, oppure dolore o tumefazione che durano a lungo chiamate il vostro medico o recatevi al Pronto Soccorso (PS).

    Tagli

    Se la ferita sanguina molto, effettuate una pressione con un panno pulito per fermare l’emorragia per almeno 8 - 10 minuti, ma se il taglio è esteso e profondo cercate aiuto e mantenete la pressione fino all’arrivo dei soccorsi. Per tagli minori lavate accuratamente la ferita con il sapone sotto un abbondante getto d`acqua di rubinetto e coprite con una medicazione. Le ferite da punta o da taglio sono normalmente profonde e, anche se sembrano piccole e limitate, possono nascondere lesioni di tendini e nervi per cui devono essere valutate dal medico. Le ferite da vetro sono spesso insidiose e da considerare come quelle da punta e taglio con l’aggiunta del pericolo di ritenzione di frammenti di vetro in profondità.

    Sbucciature

    Lavate a lungo la ferita usando il sapone (quello dei panni va benissimo); questo è indispensabile per rimuovere polvere, terra e qualsiasi altro corpo estraneo presente sotto la cute. Se necessario, si può sfregare con una garza per ottenere una migliore pulizia. Disinfettate con un antisettico e coprite con una medicazione.

    Schegge

    Lavate con acqua e sapone e cercate di rimuovere le schegge di piccole dimensioni con pinzette disinfettate. Se la rimozione non è agevole o riguarda il  volto chiamate il medico o andate al PS.

    Traumi alle dita

    Quante volte un dito di un bambino rimane schiacciato nella chiusura di una porta o quando gioca con un oggetto pesante o nello sportello di una macchina! Dal momento che le dita sono estremamente sensibili il dolore sarà insopportabile; la parte colpita appare ben presto bluastra e rigonfia, a volte con un taglio o un sanguinamento. Se c’è un sanguinamento sotto l’unghia diverrà nera o blu scuro e la pressione sarà dolorosa. Se il dito sta sanguinando lavatelo con acqua e sapone e poi copritelo con una garza morbida e sterile. L’acqua fredda corrente riduce il dolore e il rigonfiamento. Se il problema è lieve potete aspettare che il dito guarisca da solo. Fate però attenzione a qualsiasi aumento di dolore, gonfiore o arrossamento, o alla fuoriuscita di secrezione dalla zona colpita, o alla comparsa di febbre da dopo 1 - 2 giorni dal trauma: potrebbero essere segno di infezione. Se però verificate da subito un notevole rigonfiamento, il dolore persiste forte per molte ore, c’è un taglio profondo o il dito appare come spezzato, andate al PS.

    Fratture ossee

    Sono molto frequenti e spesso conseguenti a cadute. Quelle più pericolose sono quelle da incidente stradale. L’osso dei bambini è diverso da quello degli adulti perché è più flessibile e in grado di assorbire meglio l’impatto. Infatti spesso la rottura è “a legno verde”, cioè senza una completa frattura dell’osso. Non è facile essere sicuri che un osso sia rotto. In genere, ma non sempre, in una frattura si vede il gonfiore e il bambino è chiaramente sofferente e non può o non vuole muovere l’arto traumatizzato. In attesa di giungere al PS o nell’ambulatorio medico, al fine di proteggerlo da movimenti improvvisi, potete confezionare un’imbracatura o arrotolare un giornale o una rivista con funzione di stecca. Non date medicine senza aver sentito il medico, ma potete applicare un impacco freddo sulla zona del trauma per lenire il dolore. Se il bambino è piccolo, a causa della cute sottile e delicata, non usate il ghiaccio perché potrebbe arrecare danni. Se avete il sospetto che vi sia una frattura alle gambe, evitate di muovere il bambino e chiamate il 118.

    OCCHI

    Occhio rosso, congiuntivite.

    La congiuntivite è un’infiammazione della congiuntiva, la membrana che riveste l’interno della palpebra e la parte bianca dell’occhio (la sclera). E’ molto comune, assai fastidiosa ma raramente pericolosa. Generalmente si presenta con arrossamento della congiuntiva, gonfiore delle palpebre, sensazione di sabbia nell’occhio, prurito, lacrimazione intensa e intolleranza alla luce. Può essere causata da un’infezione da batteri o virus, da un’allergia, da irritazione da fumo, vento, polvere o agenti inquinanti. La congiuntivite batterica si presenta, generalmente, con secrezioni dense di colore giallo o verdognolo, anche abbondanti. E’ molto contagiosa per cui è bene: - evitare di toccarsi gli occhi con le mani; - lavare sempre le mani prima di toccare gli occhi; - non condividere con altri il proprio asciugamano o cuscino; - rimuovere la secrezione dell`occhio con molta cura, utilizzando una garza bagnata con acqua o soluzione fisiologica, specialmente prima di instillare il collirio o la pomata consigliata dal medico; - non tenere gli occhi bendati; - eliminare i colliri o le pomate dopo la guarigione; - se dovesse ripresentarsi il problema dopo qualche settimana o mese, è bene utilizzare un flacone nuovo; - non utilizzare prodotti cosmetici attorno all`occhio fino a completa guarigione; · proteggere gli occhi da fonti luminose troppo forti, eventualmente con l`aiuto di occhiali da sole. E’ necessario consultare il medico o andare al PS se la situazione non migliora, se il dolore aumenta e l`occhio diventa sempre più rosso, se compare febbre, se è presente dolore e sensibilità alla luce (segno di possibile trauma della cornea).

    Trauma dell’occhio

    E’ bene sapere che spesso è più pericoloso un oggetto a punta, come un rametto, o qualcosa giunto a forte velocità (spesso mentre si usano seghe, trapani, tosaerba, ecc.) piuttosto che l’impatto contro una porta. Innanzitutto è importante verificare che il bambino ci veda bene. Bisogna recarsi al PS se: la pelle è lacerata e necessita di punti di sutura, se vi sono tagli sulla palpebra o sul globo oculare, se il dolore è forte e non smette, se gli occhi continuano a lacrimare e il bambino li strizza di continuo, se tiene sempre chiuso l’occhio e non lo vuole assolutamente aprire, se dice di non vedere bene o dice di vedere doppio o non riesce a guardare verso l’alto, se vi è sangue dietro la cornea (la parte trasparente che si trova davanti all’iride, la zona colorata dell’occhio). L’occhio nero che rimane in un bambino che ci vede bene e non si lamenta in genere non desta preoccupazione, ma se avete dubbi chiamate il medico.

    Lesioni da sostanze chimiche dell’occhio

    Se gli occhi del bambino sono venuti a contatto con sostanze chimiche è molto importante lavare l’occhio immediatamente; adagiate la testa del bambino in modo che l’occhio si trovi in basso e di lato. Tenendo sollevata la palpebra, versate acqua mediante una tazza o lo schizzo della doccia direttamente sull’occhio per 15 minuti. Coprite l’occhio lesionato con una medicazione sterile e impedite al bambino di strofinarselo; chiamate comunque il medico o il Centro antiveleni o portatelo al PS.

    Corpo estraneo nell’occhio

    E’ molto frequente che piccoli corpi estranei (granello di sabbia, di polvere, ecc.) entrino nell’occhio. Non cercate di rimuovere un corpo estraneo incastrato nell’occhio, né usate oggetti appuntiti come pinzette o altro. Il corpo estraneo, quasi sempre, viene eliminato con le lacrime per cui è utile lavare l’occhio con acqua o con soluzione fisiologica. Eventualmente potete utilizzare l’angolo di un panno pulito, chiedendo poi al bambino di sbattere più volte le ciglia nel tentativo di rimuovere il corpo estraneo. Se non vi riuscite, coprite l’occhio con una medicazione sterile e portatelo al PS o dal medico.

    ORECCHIO E NASO

    Dolore all’orecchio

    Spesso accompagna un raffreddore o un episodio febbrile; il bambino, a volte improvvisamente, inizia a piangere e appare inconsolabile. Somministrate al bambino un antidolorifico (paracetamolo o ibuprofene), eseguite dei lavaggi nasali con soluzione fisiologica se c’è raffreddore e tranquillizzatelo. Può essere utile un panno caldo o una borsa d’acqua calda. Se il dolore persiste per 24-36 ore, se esce abbondante muco dall’orecchio, se il bambino non si consola, ha la febbre alta e appare molto provato dovete rivolgervi al medico.

    Corpo estraneo nel naso e nell’orecchio

    Carta, cotone, sassolini, semi, noccioline, pezzetti di giocattoli, un po’ tutti gli oggetti piccoli possono finire nel naso o nelle orecchie. Nel naso provocano la formazione di una secrezione maleodorante giallastra che fuoriesce da una sola narice, a volte con sangue; nell’orecchio fastidio, prurito e secrezione giallastra. Non cercate di estrarre un corpo estraneo che non vedete chiaramente oppure che non sia facilmente afferrabile, perché potreste spingerlo più in avanti o creare dei danni. Solo se vedete il corpo estraneo, usate pinzette dalla punta arrotondata o le dita.

    Sanguinamento nasale (epistassi)

    Spesso avviene improvvisamente nel sonno o per una soffiata di naso vigorosa. Se il bambino si “stuzzica” il naso può ricomparire in breve tempo. Mettete il bambino seduto con la testa leggermente piegata in avanti verso una bacinella e ditegli di sputare il sangue che sente in gola. Stringete le narici a pinza tra pollice e indice per 10 minuti e rassicurate il bambino. Non lasciate la presa e ditegli di respirare con la bocca. Se l’emorragia non si arresta, riprovate per altri 10 minuti. Non serve applicare panni freddi sulla nuca, sulla fronte o sotto il labbro, né mettere cotone o altro nel naso (è peggio quando deve essere tolto). Il sangue deglutito, essendo irritante per lo stomaco, può essere vomitato, per cui non vi preoccupate se ciò avviene. Nei giorni seguenti è utile applicare un unguento a base di vaselina nel naso per tenere la mucosa nasale protetta ed evitare nuovi sanguinamenti. Andate al PS o chiamate il medico se la perdita di sangue è abbondante e non si arresta, se il bambino è svenuto o ha le vertigini alzandosi in piedi, se sulla pelle sono presenti macchie bluastre non dovute a traumi, se il bambino sembra stare molto male.

    BOCCA

    Trauma dei denti

    Basta una caduta, a volte banale, o un colpo alla bocca violento per determinare qualche problema ai denti, in genere quelli anteriori (incisivi e canini). Se il dente sembra dondolare leggermente e un po’ sanguina, guarisce da solo nel giro di qualche giorno. Può essere utile per lenire il dolore il paracetamolo. Se il colpo è stato forte, il dente  può “lussarsi”, viene cioè spostato dalla sua sede (in genere ricacciato dentro l’osso della mandibola o della mascella), oppure può “fratturarsi” (se ne rompe un pezzo) o uscire completamente dall’osso. Cosa fare se il bambino ha perso un dente? Se si tratta di un dente da latte (gli incisivi iniziano ad essere sostituiti intorno a 6-7 anni) non è importante rimetterlo dentro l’osso; applicate una garza pulita per controllare l’emorragia e chiamate il dentista. E’ diverso per un dente permanente: in questo caso cercate il dente e lavatelo con acqua o saliva, delicatamente, senza toccare la radice e rimettetelo voi stessi nell’osso (per il verso giusto!) e premete finchè non è ben allineato con quelli vicini. Fate mordere al bambino un panno per bloccare il dente e andate dal dentista. Se non riuscite a metterlo com’era prima, conservatelo nel latte o in soluzione fisiologica o nella saliva e portatelo dal dentista o al PS; in questo caso il tempo è un fattore importante. Chiamate subito il dentista se si è staccato un frammento di dente (conservatene i pezzi), se il dolore è molto forte e se il sanguinamento non si ferma dopo 10 minuti di pressione. Negli altri casi chiamate il dentista senza urgenza.

     SINTOMI GENERALI

    Svenimento

    Sebbene la maggior parte delle perdite di coscienza dei bambini non sono preoccupanti, dovete sempre consultare il vostro medico. Prima di svenire, il bambino può avvertire nausea, vertigini, sudorazione e appare pallido; poi diventa flaccido e cade a terra. Tipicamente sono la conseguenza di un ridotto apporto di sangue e ossigeno al cervello, spesso come conseguenza di stress, paura, eccessiva fatica. Un ambiente molto caldo e scarsamente ventilato, il dolore,lo stomaco vuoto e un particolare odore sono spesso i fattori scatenanti della perdita dei sensi di un bambino.

    Non gettate acqua sul viso del bambino, non scuotetelo, non fategli annusare nulla, non cercate di dargli nulla da bere o da mangiare. Se il bambino si sente stordito e sta per svenire, abbassategli la testa fra le ginocchia, allentategli gli indumenti e assicuratevi che abbia aria a sufficienza (aprite le finestre).  Se perde i sensi, stendetelo a terra, a pancia in su e con le gambe sollevate da terra di 20-30 cm, senza mettere rialzi sotto la testa e liberategli il collo dai vestiti stretti. Voltategli la testa da un lato e fate in modo che ci sia una buona ventilazione di aria; se svenendo è caduto, assicuratevi che non abbia riportato lesioni gravi soprattutto alla testa. La maggior parte di coloro che svengono riprende conoscenza in pochi minuti, ma aspettate 5-10 minuti prima di farlo rialzare in piedi o di farlo camminare. Se non rinviene dopo 2 minuti, ha difficoltà a respirare, presenta delle scosse o scuotimenti mentre è privo di sensi chiamate il 118. Un polso debole o un respiro superficiale richiedono manovre di rianimazione.

    Convulsioni febbrili

    Le convulsioni febbrili sono delle reazioni che si manifestano in presenza di febbre in alcuni bambini il cui sistema nervoso è particolarmente eccitabile (in genere sono bambini piccoli, di età inferiore ai 5 anni). Il bambino può perdere conoscenza, irrigidirsi, manifestare scosse ai quattro arti, avere gli occhi sbarrati oppure rivolti all’indietro, oppure entrare in uno stato di rilasciamento muscolare (“si lascia andare”). Questi fenomeni possono durare alcuni minuti, dopo di che il bambino può manifestare una profonda sonnolenza, che rappresenta il periodo di ritorno alla normalità. Non sono quasi mai pericolose. Non bisogna farsi prendere dal panico; non cercate di trattenere il bambino nel tentativo di bloccarne le scosse; non cercate di attirare l’attenzione del bambino, non schiaffeggiatelo, né scuotetelo anche se smette temporaneamente di respirare; non infilate nulla in bocca, poiché rischiate di fargli male e di provocargli il vomito. Chiamate il medico appena è finita la convulsione o se dura oltre 10 minuti.

    Convulsioni (attacchi epilettici)

    Le crisi epilettiche sono quasi sempre brevi (pochi secondi o pochi minuti) e finiscono spontaneamente. E’ utile tenere presenti alcune norme di comportamento per aiutare il soggetto a superare le crisi. Cercare di capire se la coscienza è conservata (chiamare il bambino, dargli ordini semplici: es. “stringi la mano”-“apri la bocca”); osservare i movimenti abnormi (scosse, irrigidimento, ecc.) per poterli descrivere al medico e per capire quando la crisi è terminata; alla crisi segue spesso un sonno profondo, ed il bambino può restare senza conoscenza, dopo la crisi, anche per parecchi minuti. Se vi sono convulsioni, adagiare il bambino a terra, disteso su un fianco, con qualcosa di morbido sotto il capo; controllare che naso e bocca restino liberi, e che il bambino possa respirare; fare spazio intorno a lui allontanando ogni corpo contundente; solo in caso di convulsioni prolungate (oltre i 4-5 minuti) è necessario intervenire con i farmaci. Cosa non fare: non cercare di aprire la bocca del bambino, anche se è scuro in volto (cianosi); la manovra non serve a nulla e può provocare ferite e lesioni dei denti; non sollevare il bambino; non schiaffeggiare il bambino per cercare di svegliarlo; non dare zucchero o da bere.

    Vomito

    Il vomito spesso è dovuto ad infezioni virali e può accompagnarsi a diarrea; altre volte è dovuto ad alcuni cibi; può anche presentarsi durante normali episodi febbrili; di solito si ferma entro 24 ore. Normalmente basta modificare la dieta per fare tornare le cose a posto: non date cibi solidi, ma somministrare un poco alla volta (un cucchiaino ogni 5 minuti) liquidi freddi leggermente zuccherati (acqua, camomilla, the, ma nei bambini più grandi funziona benissimo anche la Coca Cola, avendo l’accortezza di eliminare il gas) per 8 ore dall’ultimo episodio di vomito. Attenti però a non dare questi liquidi a grandi sorsi, perché possono stimolare ancora di più il vomito. Evitate in questa prima fase il latte. Quando il vomito è finito si possono dare al bambino cibi leggeri (cracker, pane e miele, riso, pollo lesso, patate bollite; ai bambini più piccoli succo di mela o una banana schiacciata o crema di riso cotta; al lattante dare il seno o un po’ di latte in polvere). Chiamate il medico se:- il bambino non ha urinato nelle ultime 8 ore;

    - compare sangue nel materiale vomitato e il bambino non è raffreddato;

    - ha mal di pancia da più di 4-6 ore;

    - ha difficoltà a camminare o è confuso;

    - sospettate un avvelanamento.

    Consultatelo senza fretta se il vomito è presente da più di 6 ore per un bambino di età inferiore a 6 mesi; da più di 12 ore se ha fra 6 mesi e 2 anni; da più di 24 ore se ha più di 2 anni.

    MUSCOLI

    Distorsioni e strappi muscolari

    La distorsione è lo stiramento o la lacerazione dei ligamenti che tengono l’articolazione; lo strappo è lo stiramento o la lacerazione dei muscoli o dei tendini. Si presentano con dolore, gonfiore, crampi o rigidità, ridotta mobilità delle articolazioni interessate, può essere presente un ematoma a livello della cute. Fate riposare il bambino in una posizione comoda. Se possibile, sollevate la parte traumatizzata per ridurre il gonfiore e applicate un impacco freddo (utilissimi i fagioli o i piselli o la busta del minestrone del freezer) per 10 – 15 minuti al fine di attenuare il dolore e il gonfiore. Se necessario, potete ripetere l’applicazione ogni 20-30 minuti e somministrare un antidolorifico (paracetamolo o ibuprofene). Se il trauma è avvenuto alla caviglia o al ginocchio fate una fasciatura non troppo stretta; se è al polso, gomito o spalla, con un foulard piegato a triangolo e messo ad armacollo immobilizzate l’articolazione. Dopo 48 ore, se il dolore e il gonfiore si sono attenuati, chiedete al bambino di muovere in tutte le direzioni l’articolazione, ma non forzatelo per almeno 7-10 giorni. Alcune lesioni più importanti possono guarire in 4-6 settimane. Andate al Pronto Soccorso se il dolore e il gonfiore vi sembrano gravi, se il bambino non riesce a muovere assolutamente l’articolazione, se l’osso vi sembra deformato o retratto, se il dolore è ancora presente dopo 48 ore, anche per una minima compressione attuata dal bambino stesso.

    MORSI E PUNTURE.

    Morsi di cani, gatti ed essere umani

    I morsi di cani, gatti, ma anche di esseri umani, comportano un alto rischio d’infezione. Circa la metà dei morsi di gatto determinano infezione, contro il 15-20% di quelli provocati da cani o umani. Se la ferita sanguina copiosamente comprimetela con un panno pulito per 5 minuti. Poi lavate la ferita gentilmente con acqua e sapone e asciugatela senza frizionare. Controllate nelle 24-48 ore che non avvengano segni di infezione, cioè: comparsa di pus o di secrezione, la cute intorno al morso si gonfia (è normale che la ferita sia rossa per 2-3 giorni), compaiono strie rosse sotto pelle che si diffondono dalla ferita, si gonfiano le ghiandole sopra la ferita. Se la ferita è ampia e non riuscite a fermare l’emorragia, probabilmente sarà necessario suturarla presso il Pronto Soccorso. In questo caso (e comunque quando i morsi interessano il viso, le mani e i genitali) vi saranno prescritti antibiotici per il rischio d’infezione.

    Punture di insetto

    Cercate di rimuovere il pungiglione graffiando con l’unghia del dito. Lavate con acqua tiepida e sapone e applicate un impacco freddo (cubetto di ghiaccio avvolto in un panno) per ridurre il gonfiore e il dolore. Può essere utile applicare una crema contenente antibiotico e cortisone (consultare il medico). In caso di dolore intenso può essere anche indicato il paracetamolo o ibuprofene. Di solito i sintomi scompaiono in 24-48 ore; controllate che non avvengano segni di infezione (gonfiore, arrossamento, dolore, fuoriuscita di pus). La reazione grave, rarissima, si manifesta con gonfiore diffuso, tosse, respiro affannoso e difficoltà respiratoria; in questo caso dovete chiamare il 118. Per proteggersi, nelle escursioni in campagna fate indossare pantaloni e indumenti a manica lunga, introducendone il fondo all`interno delle calze.

    Puntura di zecca

    Usate le pinzette o le dita per afferrare il più vicino possibile la zecca in prossimità della testa. Quindi tirate lentamente per strappare la zecca. Non cercate di rimuovere la zecca tirandola bruscamente nè uccidete la zecca schiacciandola con le mani. Non cercate di staccare la zecca cospargendola di smalto, olio, alcool o petrolio per soffocarla: è inutile perché la zecca respira solo poche volte in un`ora. Dovete chiamare il medico se compare febbre o macchie sul corpo nella settimana seguente alla puntura.

    Morsi di ragno

    In Italia la maggior parte dei ragni non è pericolosa (anche se sono velenosi, hanno la bocca troppo piccola e il veleno iniettato è assai esiguo) e provocano spesso quelle inspiegabili punture che i bambini presentano al risveglio. La pelle si presenta rossa e gonfia; generalmente è sufficiente lavare bene con acqua e sapone e applicare un panno freddo. Se vedete che compare una vescica o macchia bluastra o una ferita che non guarisce chiamate il medico.

     Meduse

    Di solito l`uomo se la cava con una ustione. Nei casi gravi: reazione cutanea diffusa, manifestazione difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione telefonare al 118 e rivolgersi al Pronto soccorso più vicino, senza attendere o indugiare. Il contatto dei tentacoli provoca una reazione locale a livello cutaneo: la pelle diventa irritata e arrossata con sensazione di dolore e prurito. Stimolare l’attività muscolare favorisce al veleno di circolare nell’organismo, per tale ragione è necessario mantenere la calma e muoversi il meno possibile. Rimanere in acqua il più possibile poi, con la mano a piatto o con un pezzetto di plastica (tipo carta di credito), cercare di allontanare le vescicole che contengono le sostanze urticanti. Se si è usciti dall`acqua usare acqua di mare calda, ma NON usare la sabbia. Dopo di che applicare del ghiaccio o pomate a base di cloruro di alluminio. Non usare assolutamente l`acqua dolce nè l`urina e,  soprattutto, mai utilizzare l’ammoniaca sulla zona colpita: cosa che, purtroppo, avviene comunemente, consigliata da amici e parenti come rimedio. Ottimo risulta un impasto fluido di bicarbonato di sodio e acqua (di mare) applicato per 30 secondi. Cortisonici ed antistaminici non vanno bene come primo soccorso, in quanto la loro azione si manifesta dopo circa mezz`ora dall`applicazione quando la fase acuta è già passata. Le tossine sono termolabili, perciò in mancanza di altro può essere una buona idea applicare pietre molto calde (senza scottarsi).

    Tracina, pesce ragno e scorfano

    Attenzione alla tossina inoculata dal pesce con le spine dorsali! Immergere la zona in acqua calda per un’ora (la tossina è termolabile)! Disinfettare la parte colpita e, se presenti, asportare le spine. Cosa non fare assolutamente: utilizzare ghiaccio, sostanze refrigeranti o ammoniaca.

    Fonti bibliografiche:

    American Academy of Pediatrics - Healthy Children www.healthychildren.org Ist. Mario Negri Milano www.marionegri.it/mn/it/servizi/mamma.html

    Manuale di Pronto Soccorso per Neonati e Bambini M.J. Einzig Calderini ed.

    SIMEUP Società Italiana di Medicina d’Urgenza

    www.amicopediatra.it/genitori

    www.crocerossachepassione.com

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  • 12. Un ambiente da rispettare e una vita più sana
     
  • 13. Come essere un genitore attento all`ambiente? Ecco i consigli delle mamme
     

    Ecco alcuni comportamenti che vanno verso uno stile di vita più compatibile con l`ambiente, ma prima di andare oltre nella lettura vi invitiamo a vedere "la storia delle cose" (http://video.google.it/videoplay?docid=-2138416794381091301), un video della durata di 20 minuti che non potete perdervi e dovete diffondere:

    utilizzare pannolini lavabili:

    si riduce l`impatto ambientale, per un bambino si usano circa 6000 usa e getta mentre bastano una ventina di pannolini lavabili, riutilizzabili anche per altri figli, con una spesa minore (dai 300 agli 800 euro contro i 1500-2000 degli usa e getta), per non contare il costo ambientale che si paga per la produzione di usa e getta. I lavabili sono più traspiranti, la pelle del bambino non è a contatto con superfici sbiancate con cloro e altre sostanze chimiche, con i lavabili non ci sono arrossamenti e non servono creme e cremette. Un pannolino lavabile "pocket" è costituito da una mutandina con esterno impermeabile, interno in morbido micropile o altro tessuto, con una tasca nella parte posteriore in cui si inseriscono inserti assorbenti, a seconda delle necessità, per "tenere" anche per notti di 13 ore. La maggior parte dei pannolini lavabili sono in taglia unica regolabile, per cui vanno dai 4-5kg ai 16-20kg. Difficoltà di lavaggio nessuna in particolare, i pannolini sporchi si accumulano in un bidoncino chiuso in attesa di lavaggio e si buttano in lavatrice a 60° SENZA detersivo, con bicarbonato al posto del detersivo e aceto al posto dell`ammorbidente. Sono BANDITI additivi vari come napisan e simili, o ammorbidenti, che lasciano facilmente residui irritanti che finiscono sulla pelle. Per chi avesse timore della cacca, esistono veli cattura-pupù biodegradabili in cellulosa, che stesi al centro del pannolino, fanno il lavoro sporco raccogliendo "il grosso" e si buttano tranquillamente nel water.

    link utili: www.ecobaby.it shop online della mamma pioniera importatrice dei lavabili in Italia

    http://www.youtube.com/user/ecobabyit#p/u canale youtube di ecobaby con tutti i video descrittivi dei pannolini

    http://www.ecobaby.it/forum/  forum di ecobaby dove scambiare opinioni sull`utilizzo dei lavabili

    http://www.pannolinilavabili.info/ sito dedicato ai lavabili, nasce da un gruppo di mamme, nella sezione dove li trovo/mercatino è possibile vendere e acquistare pannolini usati

    acquisto o passaggio di vestiti, attrezzature come passeggini o seggiolini, e giocattoli usati

    molto spesso siamo in breve tempo invasi da cose che non usiamo più, molti vestitini mai messi, seggioloni ingombranti culle lettini un`infinità di giocattoli, cederli anche temporaneamente fa risparmiare soldi e spazio a tutti, e ci sono anche molti negozi di conto vendita di usato in buono stato per bimbi, per ricavare magari anche qualcosina. I vestiti usati inoltre essendo stati lavati più volte sono esenti da tutti quesi residui chimici di lavorazione o addirittura di pesticidi purtroppo sempre più diffusi nei capi d`abbigliamento.

    preferire giocattoli in legno piuttosto che di plastica,e pochi ma buoni

    il legno è un materiale vivo, caldo e duraturo, molto più della plastica, che spesso non è di grande qualità e che può facilmente nascondere sostanze tossiche come ftalati .Spesso i giochi plasticosi hanno un cattivo odore, e si rompono molto facilmente. I giocattoli in legno possono costare di più, ma spesso c`è un`attenzione maggiore anche ai colori utilizzati, e per ammortizzare il costo se ne possono comprare meno;

    sostituzione dei detergenti tradizionali per la casa con prodotti eco compatibili

    che non vuol dire per forza il detersivo da venti euro ultra biodegradabile, però lavare i rubinetti con l`aceto, cosa che minimizza anche il pericolo che i bimbi trovino sostanze tossiche in casa. Il pulito "disinfettato" è ormai universalmente riconosciuto come perfettamente inutile (e irraggiungibile) nell`ambiente domestico e ad ogni modo non è proporzionale all`aggressività/tossicità dei prodotti pulenti.

    link utili: http://www.e-coop.it/portalWeb/stat/docPortale/doc00000071209/true/linea-viviverde-coop.dhtml  la linea viviverde di coop produce molti detersivi "tradizionali" ma a basso impatto ambientale certificati ecolabel

    http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm meraviglioso sito che spiega come farsi in casa efficacissimi prodotti pulenti usando ingredienti base semplici e naturali, come ad esempio bicarbonato e aceto, limone e sale. A prova di qualunque saccheggio della credenza!

    autoproduzione della maggior parte delle pappe (vedi omogeneizzati)

    sui vasetti (indiscutibilmente comodi per le trasferte e le emergenze, ma improponibili per l`alimentazione abituale) c`è la data di scadenza, ma non quella di produzione, per cui molto probabilmente sono stati preparati mesi-anni-prima del nostro acquisto. Non c`è paragone con un prodotto fresco, preparato anche in quantità e poi congelato porzionato per essere pronto all`uso. Certo si dedica una serata a spolpare il coniglio (meglio se bio-chiedo scusa ai vegetariani),a cuocerlo a vapore, a frullarlo, a metterlo nei vasetti, ma se ne beneficia per un bel pò e si sa cosa si mangia. Personalmente non l`ho provato, ma c`è anche l`autosvezzamento, che forse libera da una buona parte di micropastine in microimballaggi che sempre aumentano il volume dei nostri rifiuti.

    abolizione di tutti i presunti prodotti spacciati come  indispensabili per l`igiene dei piccolissimi

    perchè sono ampiamente sufficienti un sapone di marsiglia (naturale) e un pò d`olio di mandorle (e non di paraffina) - anche e soprattutto per i cambi, rinunciando alle salviette inumidite piene di profumi e sostanze irritanti a favore di qualche salviettina di flanella, anche ricavata da un vecchio lenzuolo perchè no, oltre al fatto che spesso e volentieri l`acqua basta e avanza. Le paste protettive (praticamente inutili coi pannolini lavabili) spesso contengono sostanze poco adatte alla pelle di un neonato (link utile: http://www.biodizionario.it/ su cui è possibile rintracciare tutti gli ingredienti delle etichette dei prodotti cosmetici, per rendersi conto di quello che spalmiamo) meglio sceglierla bio, se proprio serve.

    adottare metodi di lavaggio della biancheria unici per tutta la famiglia

    che prevedano l`uso di poco detersivo e l`eliminazione dell`ammorbidente che è spessissimo causa di dermatiti e allergie perchè spesso usato in sovredosaggio penetra nei tessuti e non si sciacqua, quindi finisce nella pelle. Inoltre ci sono dei detersivi dipinti come appositi per la biancheria da neonato ma leggendo le etichette non si capisce come mai qualcuno dovrebbe sceglierli per lavare capi di bambini.

    Consigli per MONTEVERDE - ROMA

    link utili: http://www.romatoday.it/municipio/1-centro/testaccio/farmer-market-roma-mercato-del-contadino-ex-mattatoio-testaccio.html  è un link di un anno fa ma credo che il FM sia tuttora attivo, noi ci abbiamo fatto la spesa fino a maggio

     -per i non vegetariani- c`è una macelleria biologica che si chiama TERRE E SAPORI di produzione propria in via A.Matricardi 39 (dietro Largo La Loggia)

    la Città dell`Altra Economia negli spazi dell`ex Mattatoio ospitava un supermercato biologico, lo SpazioBio, e accoglieva nel suo spazio esterno delle domeniche dedicate sempre al biologico con diversi produttori e stand, e la possibilità di fare giocare i bambini sul prato, ora però sta vivendo un momento di crisi e vogliono fermare il progetto, sarebbe bello che riuscisse a continuare!

    http://www.cittadellaltraeconomia.org/

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  • 14. A scuola c`è stato un caso di scarlattina: che bisogna fare?
     

    La scarlattina è dovuta a uno (forse tre) dei componenti della vasta famiglia degli streptococchi beta emoltici di gruppo A (= SBEA, oltre 70 componenti). L`infezione da SBEA si manifesta con mal di gola, febbre, voce chiusa, tonsille grosse e arrossate; quando oltre a tutto questo si associa una eruzione di piccoli puntini rossi, ravvicinati all`inguine e alle ascelle che si propagano al tronco sia davanti che dietro, poi alle guance e la lingua diventa prima bianca, poi rossa, facciamo diagnosi di scarlattina. Nei casi dubbi (quanti mal di gola con febbre sono veramente da SBEA?) si fa il tampone faringeo (molto importante pretendere che venga usato l`abbassalingua; assolutamente inutile l`antibiogramma). Il tampone con il test rapido in pochi minuti, quello classico in 3 giorni, forniscono la risposta; se c`è lo SBEA bisogna trattare con AMOXICILLINA per 10 giorni (o un sostituto). In casa chi ha sintomi simili è opportuno che faccia la terapia o il tampone.

    E se i sintomi non ci sono? Non si fa nulla.

    E per prevenire? Ugualmente non si fa nulla. Nelle scuole sono circa il 15-20% i bambini portatori sani, che non hanno disturbi e che non devono essere trattati.

    Se verranno fuori i sintomi elencati sopra, si farà, se necessario, prima il test e poi, se sarà confermata la presenza dello SBEA, il trattamento per 10 giorni.

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  • 15. Mio figlio ha mal di gola; che devo fare?
     

    Il mal di gola con o senza febbre probabilmente tutti lo sanno trattare da soli; non si fa nulla, oppure una caramella, oppure uno spray di un qualcosa NON tossico. Se è proprio insopportabile, è utile il paracetamolo o l'ibuprofene.
    Se la febbre non c`è, è probabile che arrivi.
    L`unico mal di gola che deve essere trattato con l`antibiotico (AMOXICILLINA per 6-10 giorni in 2 somministrazioni) è quello dovuto al germe chiamato Streptococco Beta emolitico di Gruppo A o Streptococcus Pyogenes.

    La diagnosi non è sempre facile, ma può essere più probabile se il mal di gola si associa a febbre, voce chiusa (parla come se avesse una patata in bocca), linfonodi del collo un po` gonfi, gola molto rossa con tonsille sporgenti, assenza di tosse e naso che cola.

    Il punteggio di McIsaac è semplice e di grande aiuto per decidere cosa fare. A ciascuna delle voci qui sotto, se è presente, date un punto:

    a) età compresa tra 3 e 14 anni

    b) febbre oltre 38 °C

    c) tonsille gonfie e rosse o con essudato (placche)

    d) linfonodi del collo (quelli situati sotto la mandibola e lungo il collo) gonfi e dolenti

    e) assenza di tosse.

    Sommate i punti e se totalizzate 1 o 2 NON FATE NULLA; se totalizzate 3 o 4 FATE IL TAMPONE; se totalizzate 5 siete autorizzati a DARE L'ANTIBIOTICO (AMOXICILLINA).

    Quando si va al laboratorio e si chiede il tampone faringeo per streptococco non fatevi mai fare l'antibiogramma! Non serve perché nel mondo non esiste uno streptococco resistente alla penicillina. Il tampone deve essere effettuato rigorosamente con l`abbassalingua (dovete chiederlo al medico di laboratorio e pretendere che venga utilizzato dal medico). Esistono due test: uno rapido (la cui risposta si sa in pochi minuti; se risulta negativo a volte è consigliabile fare quello classico) e quello classico (che prevede la coltura del materiale prelevato con il tampone e la risposta si sa in 2-3 giorni). Nessun laboratorio può dare la risposta in tempi più lunghi.

    Se il tampone risulta negativo non bisogna dare alcun antibiotico, perché significa che la causa è virale e prima o poi il mal di gola passa da solo.

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  • 16. Sento una brutta tosse: mi devo preoccupare?
     

    La tosse è sempre buona, serve per liberare le vie respiratorie, per far respirare meglio, per eliminare le polveri e le sostanze inalate, i virus e i batteri.
    La tosse a volte è fastidiosa, ma, è bene ripeterlo, se sappiamo che è buona, ce la teniamo.
    E` un riflesso che ci aiuta a respirare, ma anche un segnale che le vie respiratorie sono infiammate o irritate.
    Questo segnale, se si associa allo scadimento delle condizioni generali (vomito, perdita di peso, pianto continuo) oppure ad affanno (cioè respiro corto e frequente, come un cagnolino che respira alla fine di una corsa) o a febbre molto alta o a dolore al torace o diventa una tosse squassante, che disturba molto il sonno, è bene che sia valutata dal medico.

    Se poi dura oltre 3-4 settimane, senza mai un giorno di intervallo, è bene anche fare una telefonata al medico.

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  • 17. Scarlattina, streptococco...
     

    Ho saputo che a scuola di mio figlio ci sono stati due casi di streptococco, devo fare qualcosa per proteggerli? Mi sono ricordata che a luglio scorso mio figlio ha avuto la scarlattina, è la stessa cosa?

    Di cosa di stratta?

    E` una malattia infettiva che si presenta con un caratteristico esantema sulla pelle dovuto a una o più sostanze (esotossine) prodotte dai numerosi ceppi di Streptococco Beta Emoltico di gruppo A (SBEA), i quali sono causa frequente di tonsillite. Si manifesta tipicamente con febbre, mal di gola, voce “chiusa”, tonsille grosse e arrossate, comparsa di piccoli puntini rossi ravvicinati, “a carta vetrata”, che iniziano all`inguine e alle ascelle e si diffondono rapidamente sul tronco e poi alle guance. La lingua diventa prima bianca (a fragola bianca), poi rossa (a fragola rossa). A volte però si manifesta in forma più lieve e sfumata. Il periodo di incubazione è compreso fra 2 e 5 giorni.

    I bambini si contagiano attraverso le goccioline di saliva e sono frequenti le epidemie nelle scuole.

    E` pericolosa? E come si cura?

    Non è assolutamente pericolosa, se non molto raramente. Si cura benissimo con l`antibiotico e quello di scelta è la penicillina (amoxicillina) perché in natura ancora non si è riscontrato un solo ceppo di SBEA resistente a questo antibiotico. Il bambino non contagia più già dopo 2 giorni che ha iniziato l`antibiotico.

    Se non siamo sicuri che sia scarlattina?

    Basta fare il tampone faringeo per lo SBEA (da ricordare: deve essere effettuato bene usando l`abbassalingua e non serve che il laboratorio esegua l`antibiogramma). C`è un test rapido che è più pratico, ma un po` costoso e un po` meno preciso.

    C`è qualcosa per prevenirla?

    Assolutamente no. Se il bambino ha i sintomi si cura o eventualmente fa il tampone; se sta bene va a scuola. Fare i tamponi ai bambini sani non serve a nulla perchè il 10-15% dei bambini sono portatori sani e non devono essere trattati.

    Quando si rientra a scuola?

    In base alla "Circolare n° 4 del 13 marzo 1998 Protocollo 400.3/26/1189 MISURE DI PROFILASSI PER ESIGENZE DI SANITA’ PUBBLICA
    Provvedimenti da adottare nei confronti di soggetti affetti da alcune malattie infettive e nei confronti di loro conviventi o contatti", circolare tuttora vigente, si torna a scuola dopo 2 giorni dall`inizio dell`antibiotico.

    NOTA BENE: nella stessa area dei "consigli" sono riportate altre informazioni sullo streptococco. Leggetele!

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  • 18. A scuola c`è una malattia che chiamano "bocca-mani-piedi", cos`è?
     

    La sindrome Bocca-mano-piede è` una malattia dovuta a virus (il tipo A16 del gruppo dell Coxackie o all`enterovirus 71). E` piuttosto banale; determina delle piccole epidemie caratterizzate da afte in bocca e vescichette o papule alle mani e ai piedi, a volte anche su altre parti del corpo. Può venire la febbre, la diarrea, il malessere come tante altre virosi, e come tante altre virosi non c`è terapia. Si aspetta che passi da sola; se il bambino piange è utile dare il paracetamolo o l`ibuprofene. Se non riesce a mangiare è consigliabile dare liquidi e cibi freddi (latte, yogurt, gelato, ecc.), in piccola quantità, ma spesso. Dura qualche giorno. Si contagia per contatto diretto con la saliva o con le feci. Ha un`incubazione di 4-6 giorni e il virus può essere eliminato per alcune settimane dopo la guarigione. Per questo motivo non c`è alcun motivo di allontanare i bambini senza febbre. Quelli con la febbre rientreranno a guarigione clinica. Unica raccomandazione: lavarsi sempre bene le mani.

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  • 19. Libri sull'alimentazione per i bambini
     

    "Io mi svezzo da solo" Lucio Piermarini - Bonomi Edizioni

    "W la pappa" di Paola Negri - Edizioni URRA.

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  • 20. Tutti in vacanza … ma attenti al sole
     

    E’ dimostrato che è molto importante, almeno fino all’età di 18 anni, proteggere la pelle dall’esposizione solare per ridurne gli effetti dannosi a lungo termine a livello della pelle (accellera l’invecchiamento, aumenta nei e lentiggini, aumenta il rischio di tumori cutanei tra cui il più temibile è il melanoma), dell’occhio (cataratta senile, fotodermatite, danni alla retina) e del sistema immunitario (depressione immunitaria). Infatti la pelle dei bambini è più sottile e più sensibile.

    L`Istituto superiore di Sanità ha scritto semplici consigli riportati all`indirizzo:

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_143_allegato.pdf

    L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda:

    1. tenere i bambini di età inferiore a 12 mesi SEMPRE al riparo dalla luce solare;
    2. non tenere i bambini sotto il sole nelle ore centrali della giornata;
    3. proteggerli con abbigliamento adeguato, copricapo e occhiali;
    4. pplicare abbondantemente filtri solari a largo spettro con alto fattore di protezione, sapendo che l’uso dei filtri NON è un modo per far stare di più i bambini sotto il sole;
    5. evitare lampade solari e centri di abbronzatura;
    6. ricordare che la protezione dal sole è necessaria in tutti gli ambienti esterni;

    Il libro “Inquinamento e salute dei bambini” (Toffol, Todesco, Reali, ed. Il Pensiero Scientifico 2010) consiglia inoltre:

    1. la qualità dell’abbigliamento protettivo ai raggi Ultravioletti (UV) è visionabile sull’etichettatura dove riporta la sigla UPF (Ultraviolet Protection Factor), che aumenta il tempo di esposizione (es. UPF = 40 aumenta di 40 volte il tempo di esposizione che, se è di 2 minuti max, diventa di 80 min). Indumenti logori, stappati o bagnati sono molto meno efficaci.
    2. Quando usate il filtro solare usatelo in dosi abbondanti e su tutto il corpo; il bagno e la sabbiane riducono l`efficacia, per cui è necessarioapplicarli nuovamente.
    3.  Usare il filtro solare NON garantisce una protezione totale dai rischi per la salute dei bambini perché nessun prodotto riesce a filtrare la totalità dei raggi UV.

     Ricordate che i soggetti di carnagione chiara o rossa (lentiggini) e/o con occhi chiarisono a maggior rischio!

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  • 21. Mio figlio russa e mi sembra vada in apnea: è normale?
     

    Il "russamento" è molto frequente tra i bambini: “russatori” abituali sono il 5 – 15%, infrequenti il 25%, durante un raffreddore il 40 – 50%. Una delle cause più frequenti del russamento nell`età 2-6 anni è proprio l`aumento di volume delle adenoidi, a volte associato ad aumento delle tonsille (soprattutto se un genitore ha avuto una storia simile).
    Andare in apnea è già qualcosa di più importante; diventa necessario approfondire le apnee durano diversi secondi, quando il sonno è disturbato, quando al mattino il bambino si sveglia come se avesse dormito male, più stanco e irritabile.

    Cosa sono adenoidi e tonsille? Sono strutture linfatiche di difesa del nostro sistema immunitario, localizzate le prime (dette anche tonsille faringee) nella parte posteriore del naso (si possono vedere nel bambino solo con la videocamera che passa attraverso il naso oppure con la radiografia laterale del cranio, che però non si deve fare più), le seconde proprio in fondo alla bocca e si vedono benissimo a bocca aperta e lingua in fuori.

    Un bambino che russa cronicamente e che va in apnea quando dorme deve essere valutato dal pediatra ed, eventualmente, dall`otorinolaringoiatra.

    Questi i primi consigli pratici:

    1. assolutamente non fumare (esporre il bambino al fumo aumenta il rischio di infiammazone delle vie respiratorie);
    2. fare le docce nasali con soluzione ipertonica;
    3. potrebbe essere utile somministrare uno spray di cortisone nasale, a cicli di 10-15gg al mese per far recuperare una respirazione notturna accettabile;
    4. i test allergometrici cutanei, soprattutto se c`è una storia di asma e allergia nei genitori, potrebbero svelare nell`allergia una possibile causa del russamento.
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  • 22. A scuola gira... TUTTE LE MALATTIE INFETTIVE CHE FANNO TANTA PAURA AI GENITORI
     

    .. la scarlattina o lo streptococco (beta emolitico di gruppo A)

    Di cosa di stratta?

    E` una malattia infettiva che si presenta con un caratteristico esantema sulla pelle dovuto a una o più sostanze (esotossine) prodotte dai numerosi ceppi di Streptococco Beta Emoltico di gruppo A (SBEA), i quali sono causa frequente di tonsillite. Si manifesta tipicamente con febbre, mal di gola, voce “chiusa”, tonsille grosse e arrossate, comparsa di piccoli puntini rossi ravvicinati, “a carta vetrata”, che iniziano all`inguine e alle ascelle e si diffondono rapidamente sul tronco e poi alle guance. La lingua diventa prima bianca (a fragola bianca), poi rossa (a fragola rossa). A volte però si manifesta in forma più lieve e sfumata. Il periodo di incubazione è compreso fra 2 e 5 giorni.

    I bambini si contagiano attraverso le goccioline di saliva e sono frequenti le epidemie nelle scuole.

    E` pericolosa? E come si cura?

    Non è assolutamente pericolosa, se non molto raramente. Si cura benissimo con l`antibiotico e quello di scelta è la penicillina (amoxicillina) perché in natura ancora non si è riscontrato un solo ceppo di SBEA resistente a questo antibiotico. Il bambino non contagia più già dopo 2 giorni che ha iniziato l`antibiotico.

    Se non siamo sicuri che sia scarlattina?

    Basta fare il tampone faringeo per lo SBEA (da ricordare: deve essere effettuato bene usando l`abbassalingua e non serve che il laboratorio esegua l`antibiogramma). C`è un test rapido che è più pratico, ma un po` costoso e un po` meno preciso.

    C`è qualcosa per prevenirla?

    Assolutamente no. Se il bambino ha i sintomi si cura o eventualmente fa il tampone; se sta bene va a scuola. Fare i tamponi ai bambini sani non serve a nulla perchè il 10-15% dei bambini sono portatori sani e non devono essere trattati.

    Quando si rientra a scuola?

    Dopo 2 giorni dall`inizio dell`antibiotico.

    Ma allora è utile che le maestre dicano che c`è la scarlattina a scuola? Dopo aver letto queste poche righe, non serve più. Oramai sapete tutto.

    NOTA BENE: nella stessa area dei "consigli" sono riportate altre informazioni sullo streptocco. Leggetele!

    ...la diarrea

    Avere la diarrea vuol dire avere scariche di feci liquide, più volte al giorno (almeno 4). Spesso si presenta in modo improvviso, con qualche dolore di pancia, un po` di febbre e preceduta dal vomito. Per lo più sono virus (Rotavirus, ecc.) che spesso contagiano tanti bambini (e i loro familiari) contemporaneamente; altre volte sono batteri.

    Come si tratta?

    L`obiettivo del trattamento della diarrea non è di bloccare le scariche perché non esistono tappi e quei pochi farmaci, spacciati per utili perchè riducono le scariche, finora non lo sono affatto o lo sono pochissimo. L`obiettivo del trattamento della diarrea è di evitare che il bambino si disidrati, perda troppi liquidi senza reintegrarli. Questo significa: dieta libera (compreso il latte) e, se le scariche sono molto abbondanti, offrire al bambino le soluzioni di SALI MINERALI. A causa del sapore leggermente salato, queste soluzioni possono essere somministrate fredde di frigorifero e si possono aggiungere: spremuta d’arancia (mezzo bicchiere ogni litro) o succhi a basso contenuto di zuccheri oppure aspartame o saccarina (non zucchero). Se sono presenti vomito o nausea somministrare la soluzione molto lentamente e frequentemente (a cucchiaini o a piccoli sorsi) assicurandosi che il bambino ne beva a sufficienza e controllando che faccia la pipì. Non bisogna dare antibiotici o altri farmaci, ma possono essere utili i lactobacilli (fermenti intestinali). Dovete chiamare il medico se il bambino ha gli occhi infossati, è apatico, ha la cute secca, urina poco e beve una quantità minima di soluzione, ha scariche sanguinolente, ha molto mal di pancia, se continua a vomitare, se siete molto preoccupati,

    Si rientra a scuola quando il bambino sta meglio (le scariche di feci non devono uscire dal pannolino) e, per favore, nessuna dieta in bianco!

    … la malattia bocca-mani-piedi

    La sindrome Bocca-mano-piede è` una malattia dovuta a virus (il tipo A16 del gruppo dell Coxackie o all`enterovirus 71). E` una malattia piuttosto banale; determina delle piccole epidemie caratterizzate da afte in bocca e vescichette o papule alle mani e ai piedi, a volte anche su altre parti del corpo. Può venire la febbre, la diarrea, il malessere come tante altre virosi, e come tante altre virosi non c`è terapia. Si aspetta che passi da sola; se il bambino piange è utile dare il paracetamolo o l`ibuprofene. Se non riesce a mangiare è consigliabile dare liquidi e cibi freddi (latte, yogurt, gelato, ecc.), in piccola quantità, ma spesso. Dura qualche giorno. Si contagia per contatto diretto con la saliva o con le feci. Ha un`incubazione di 4-6 giorni e il virus può essere eliminato per alcune settimane dopo la guarigione.

    Ma le maestre ci hanno allarmato:

    è corretta questa preoccupazione? Poichè non c`è alcun motivo di allontanare i bambini senza febbre, si suppone che le preoccupazioni delle maestre abbiano origine dal gatto Piero che si aggira in giardino affamato. I bambini con la febbre rientreranno ovviamente a guarigione clinica. Unica raccomandazione, la più semplice e assai importante: lavarsi bene le mani.

    … i vermi

    I classici vermetti dei bambini sono gli ossiuri (Enterobius Vermicularis) che provocano prurito anale e, raramente, vulvare, soprattutto di notte, quando escono dall`intestino per deporre le uova. Sembrano fili di cotone, sono piccoli, bianchi, lunghi circa 1 cm., e, quando i genitori li vedono nelle feci, dalla reazione potrebbero confondersi con terribili anaconde.

    Le uova degli ossiuri possono rimanere vive nell`ambiente anche per 2-3 settimane ed è per questo che ci si può facilmente riammalare; infatti possono essere trasportate con le mani e le dita attraverso i giocattoli, lenzuola, vestiti e l`asse del gabinetto.

    I sintomi in genere compaiono dopo un periodo di incubazione di 1-2 mesi.

    Sono pericolosi?

    Assolutamente no. Nelle scuole materne gli ossiuri sono molto frequenti, ma pochi bambini hanno i sintomi.

    Cosa fare?

    Se il bambino sta bene non si fa nulla al di fuori di... indovinate? Lavarsi bene le mani. Se ha prurito anale e risvegli notturni cercate gli ossiuri e se li trovate avete fatto “tana” (ma non urlate). Se li sospettate potete fare lo scotch-test al laboratorio. Si curano con un vermifugo, si lavano sempre bene le mani e sotto le unghie e si va a scuola senza limitazioni.

    E` utile che le maestre dicano che girano gli ossiuri?

    No, a patto che la cuoca non voglia cucinare una bella frittata di uova di ossiuri.

    … la mononucleosi

    Una delle comunicazioni più frequenti che il corpo insegnante fa ai genitori è proprio quella del: “C`è stato un caso di mononucleosi”, che è anche tra le più inutili ai fini della salute del bambino e della classe e, a volte, assai dannosa in quanto crea preoccupazioni ingiustificate. Perché?

    Per vari motivi:

    1. perché si tratta di una malattia virale (virus di Epstein Barr) che si manifesta in modo molto variabile a tal punto che può essere asintomatica (infezione inapparente) o determinare una banale faringite con un po` di stanchezza (la stragrande maggioranza dei casi), così come determinare, molto raramente, febbre alta prolungata, epatite o sintomi neurologici; insomma con sintomi che preoccupano medici e genitori fintantoché non si scopre che si tratta di mononucleosi. Questa estrema variabilità di sintomi non permette assolutamente di prevedere come si manifesterà nel bambino qualora sia venuto a contatto con il virus.
    2. Il virus è contenuto nella saliva e viene eliminato per molti mesi dopo l`infezione e, in modo intermittente, per tutta la vita. Inoltre ha una incubazione variabile tra 30 e 50 giorni. Questo significa che è impossibile contenerne la diffusione.
    3. non esiste alcuna terapia e la stragrande maggioranza delle volte la mononucleosi non crea alcuna conseguenza. Si torna a scuola quando il bambino sta meglio e si è stufato di stare a casa.

    … la varicella

    Ogni 3-4 anni le scuole si riempiono di varicella, proprio in corrispondenza di una discreta percentuale di bambini suscettibili all`infezione. E` dovuta ad un virus (Herpes Zoster) che determina un esantema che è impossibile non riconoscere: dapprima isolate e sul tronco o sul collo, poi sempre più numerose su tutto il corpo compaiono delle pustolette che sembrano, all`inizio, come gocce di rugiada sulla pelle (con una piccola torcia mettendo la luce di lato si vede molto bene). Poi si rompono, diventano croste, quindi cadono. C`è prurito, una febbre non alta e sintomi generali. L`infezione ha un periodo di incubazione solitamente di 14-16 giorni; il bambino contagia molto 1-2 giorni prima e fino a 5 giorni dopo la comparsa dell`esantema. Si torna a scuola dopo 7 giorni di televisione e noia.

    E` pericolosa?

    Per lo più no, ma, nonostante il rischio di complicazioni sia basso, oggi è disponibile la vaccinazione. Nei bambini che soffrono di dermatite atopica può avere un decorso più violento per cui è bene contattare subito il pediatra per iniziare il trattamento con Aciclovir.

    E` utile sapere che gira la varicella?

    Si (una volta tanto), anche per i genitori che non l`hanno avuta e per i quali è raccomandata la vaccinazione.

    … la quinta malattia (o megaloeritema infettivo)

    Di cosa si tratta? E` un`infezione dovuta ad un virus detto Parvovirus B19 che ogni tanto determina delle piccole epidemie a scuola. I sintomi, che compaiono 4-14 giorni dopo il contagio, sono lievi, a volte febbre e malessere, dolori muscolari e mal di testa, seguiti dopo 7-10gg. dal tipico esantema che si presenta al volto con guance di un rosso intenso e cute pallida intorno alla bocca e, a volte, macchie pruriginose al tronco e agli arti. E` la famosa malattia della “faccia da schiaffi”, ma non è stato Pierino a picchiare vostro figlio.

    Questo esantema può ripresentarsi anche per settimane o mesi, soprattutto in seguito ad esposizione al sole o per cambiamenti di temperatura.

    Quando è pericoloso?

    Nei bambini o soggetti con malattie dell`immunità e del sangue. Raramente determina conseguenze nel feto quando contratto dalla donna in gravidanza.

    Cosa si deve fare?

    Nulla; forse lavarsi le mani un po` meglio. Non c`è infatti alcuna terapia ed è dimostrato che la malattia è così diffusa che è impossibile contenere il rischio di esposizione per le donne in gravidanza, per le quali è comunque disponibile il test sul sangue.

    I bambini con megaloeritema infettivo possono frequentare la scuola, proprio perchè appena compare l`esantema non c`è più il virus e non contagiano più nessuno, neppure Pierino.

    … la sesta malattia (exanthema subitum)

    E` la malattia dei 3 giorni (a volte qualcosa di più) di febbre alta (39-40°C) seguita, al calare della febbre, dall`esantema simile alla rosolia, diffuso un po` a tutto il corpo.

    E` dovuta ad alcuni virus del tipo herpes (Herpes Virus di tipo 6 e 7) ed è caratteristica dei bambini di età inferiore ai 2-3 anni. Il periodo di incubazione è circa 7-10 gg.

    Cosa si deve fare?

    Le cose che si fanno quando c`è una febbre; si tiene sotto osservazione il bambino e, se piange, si usa il paracetamolo.

    E` utile sapere che a scuola ci sono casi di sesta malattia?

    No; è più utile sapere che il gatto Piero si è bevuto tutto il latte.

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  • 23. Pannolini lavabili o usa-e-getta?
     

    Cari genitori (attuali o futuri),
    siamo tutti consapevoli che l’ambiente sta soffrendo la presenza dell`uomo.

    L’acqua, il suolo, l’aria, il clima e gli esseri viventi del nostro pianeta stanno subendo le conseguenze dello stile di vita di tutti noi, forti consumatori delle risorse naturali.
    Tutti, con le nostre scelte quotidiane, contribuiamo più o meno a tutto questo, a partire dai rifiuti che giornalmente produciamo.

    Un ambiente non sano è causa di malattia e studi sempre più numerosi dimostrano che le conseguenze maggiori riguardano i bambini e il loro sviluppo neuro-psico-fisico, proprio perché i bambini, essendo in crescita, sono più fragili.

    E` per questo che vogliamo suggerirvi una importante azione, quella di usare i pannolini lavabili, per contribuire a proteggere la salute e l’ambiente del bambino.

    La scheda di confronto tra pannolini usa-e-getta e lavabili, basata su fonti scientifiche autorevoli, sarà certamente di aiuto.

    Il futuro è dei nostri figli; a loro dobbiamo il nostro impegno.

    Grazie dal vostro pediatra e dal gruppo ACP

    “Ciò che io posso fare è solo una goccia nell`oceano, ma è questa goccia che dà senso alla mia vita” (A. Schweitzer)

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  • 24. Andare a nanna è una battaglia... Parliamo un po` di regole
     

    La mamma è esasperata; ogni sera mettere a nanna Sara di due anni è una battaglia con pianti e urla, perchè non vuole smettere di giocare e si addormenta solo quando crolla esausta. Matteo invece ha 4 anni e a casa si oppone ad ogni regola, mentre a scuola sa essere ben educato; sembra farlo apposta!

    "E` così: i bambini imparano da soli. I bambini, i lattanti vi guardano, si guardano, guardano cosa bisogna fare. Lo fanno gli scimmiotti, i leoncini, i lupacchiotti, gli orsetti, gli elefantini, i puledri. Quando andare e quando non andare a cercare la mammella per essere allattati, quando e come giocare con gli altri cuccioli, se allontanarsi un po` dal gruppo, o dalla tana, oppure stare vicini vicini, fare il bagno, piangere, non piangere, attaccarsi al collo della mamma, strofinarsi.

    Non ci dovrebbe essere fatica nell`educare: comportarsi bene perchè i figli si comportino bene, essere come si vorrebbe che i figli fossero.

    Loro crescono e continuano a guardarvi; loro crescono e voi dovete continuare a essere come vorreste che loro fossero. E sapere che aspettano da voi come comportarsi: che non ci sono figli capricciosi, figli maleducati, figli disobbedienti, se non siete voi che li "diseducate"; se non siete voi che li spingete a essere come non vorreste che siano.

    Le cose in realtà sono meno semplici nella società degli umani che nella società degli scimmioni. Da noi i tempi dell`educazione durano molto a lungo, quasi vent`anni, e le agenzie educative sono diverse e complesse , e cominciano a entrare in funzione molto presto, i compagni d`asilo, i compagni della materna, la baby-sitter, i nonni, il nonno, la nonna, e poi tutto il tempo della scuola, i compagni buoni e i compagni cattivi, e gli amici della squadra di calcio, e i libri, e la televisione (cattiva maestra), eccetera, eccetera.

    Ma se l`auto-educazione, il formarsi, il modellarsi, l`imparare le regole comincia così presto, fin dai primi mesi della vita, ecco che i "veri" responsabili dei nostri figli restiamo noi: il padre e la madre. E l`oggetto che abbiamo costruito, che ci è nato così, tra le mani, nostro figlio, costruirà se stesso secondo le istruzioni segrete che noi gli avremo dato senza saperlo; e anche secondo le istruzioni aperte che lui stesso ci chiede: perchè per lui, per un bel po` di tempo, per il tempo della prima formazione e poi per tutto il tempo in cui continueremo ad esserne degni, noi siamo l`autorità "vera", quella a cui rifarsi, quella che ha sempre ragione. E questa fiducia, noi dobbiamo meritarcela, Non tradiamola". (Franco Panizon Editoriale di UPPA nr. 3/2012)

    Ma quando le regole? Quando il bambino è pronto a capirle, ad interiorizzarle. E come imparare ad andare in bicicletta: non possiamo pretendere che a 3 anni Luca vada sulla bici senza rotelle, ma a 5-6 anni, se lo aiutiamo, lo incoraggiamo e abbiamo pazienza, in pochi giorni imparerà perchè ha raggiunto le competenze di equilibrio e di sicurezza in sè per affrontare questa esperienza vibrante e gioiosa. Come scrive P.Roccato (UPPA 3/2012): "Più importanti di tutti sono la nostra disponibilità ad assumerci il ruolo di autorità che sancisce e trasmette le norme, e l`equilibrio fra rigore delle norme e intelligenza del perdono, sempre uniti a un realistico incoraggiamento.

    Per facilitare l`interiorizzazione e la strutturazione di atteggiamenti etici (individuali, relazionali e sociali, come rispetto, equità, giustizia, solidarietà, efficienza, adeguatezza) prima di tutto dobbiamo averli interiorizzati noi. Poche cose sono diseducative come l`ipocrisia e la finzione".

    I bambini ci guardano sempre e comunque.

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  • 25. Vulvovaginiti delle bambine (secrezione vulvare)
     

    Costituiscono l’affezione ginecologica più frequente delle bambine per le caratteristiche dell’ambiente vaginale, assai diverso da quello della donna adulta, quindi più predisposto alla crescita batterica.

    Come si manifesta la vulvovaginite?

    Con secrezione biancastra o giallo-verdastra che sporca le mutandine, a volte associata a prurito, bruciore vulvare e, in caso di interessamento del meato uretrale, a fastidio ad urinare (disuria) e stimolo ad urinare frequentemente (pollachiuria). Esternamente è presente arrossamento di vario grado, a volte gonfiore.

    Quali ne sono la causa?

    Fino all’80% dei casi non sono chiamate in causa le infezioni, ma alcuni fattori irritativi locali (contatto diretto con fibre sintetiche, come indossare i leggings, contatto con coloranti presenti negli indumenti intimi, uso di detergenti non idonei).

    Nelle rimanenti forme sono in causa infezioni batteriche e micotiche miste, in genere caratterizzate da maggior arrossamento e secrezione. Tra le prime cause dell`infezione è un’igiene non corretta durante il momento della defecazione (spesso l’evacuazione avviene a scuola senza l’aiuto di qualcuno) e l’abitudine di toccarsi con mani non sempre pulitissime. A volte bisogna pensare agli ossiuri e raramente ai corpi estranei (carta igienica, masturbazione). Quando nell’esame colturale si riscontrano Gonococchi il contagio è avvenuto da un adulto, se si riscontra il Trichomonas il contagio è avvenuto in piscina o da un adulto infetto, se si riscontra la Candida  in genere è durante trattamenti con antibiotico prolungati.

    Come si possono prevenire?

    1. Non bisogna esagerare con l’uso di detersivi.
    2. Per lavare i genitali, non bisogna usare i detergenti della mamma, ma fino all’adolescenza il detergente migliore è il bicarbonato (1 o 2 cucchiai sciolti nel bidet). Anche il sapone di Marsiglia puro senza additivi va bene.
    3. Lavarsi le mani è fondamentale per prevenire qualunque infezione, dalle vie respiratorie a quelle vaginali.
    4. Andare in bagno ad evacuare tutti i giorni feci morbide, facendo attenzione alle misure igieniche.

    Bisogna fare accertamenti?

    Assolutamente no all’inizio. In seconda battuta può essere utile un tampone vaginale o uno scotch-test per ossiuri, o uno striscio vaginale e, se lo chiede lo specialista, una vaginoscopia.

    Come si curano?

    Se si sospetta un’infezione, è consigliabile una visita del pediatra che, in caso di dubbio, prescriverà un tampone vaginale. A volte sarà necessario applicare esternamente una pomata antibiotica (es. Gentamicina unguento) per qualche giorno.

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  • 26. Allattamento al seno: i siti molto utili per avere le giuste informazioni
     

    http://www.latteecoccole.net

    Sito gestito da Martina Carabetta, espertissima consulente professinale e formatrice.

    http://www.allattare.net/

    Sito gestito dalla pediatra Ersilia Armeni, da anni impegnata nella promozione e sostegno dell`allattamento materno

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  • 27. Il mio bambino ha dei bozzetti al collo: cosa sono?
     

    Lungo il collo, dietro le orecchie, nella zona della nuca abbiamo le catene linfonodali, che non sono altro che delle piccole stazioni lungo il decorso dei vasi linfatici. Questi linfonodi svolgono principalmente una azione immunitaria e, durante le malattie febbrili, si gonfiano un pochino e diventano visibili o si palpano bene con le dita. L`esempio più classico è quando il bambino ha la tonsillite da streptococco beta emolitico di gruppo A; la gola fa male, c`è la febbre e si gonfiano i linfonodi posti proprio sotto gli angoli della mandibola. Quando i linfonodi si palpano bene, ma non fanno male e sono piccoli, non più grandi di una piccola oliva, non c`è motivo di preoccuparsi. Se invece diventano grandi come una nocciola o una noce, oppure si arrossano e fanno male quando vengono toccati, è bene farli vedere al pediatra.

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  • 28. Varicella
     

    Cos`è la VARICELLA?

    Ogni 3-4 anni le scuole si riempiono di varicella, proprio in corrispondenza di una discreta percentuale di bambini suscettibili all`infezione. E` dovuta ad un virus (Herpes Zoster) che determina un esantema che è impossibile non riconoscere: dapprima isolate e sul tronco o sul collo, poi sempre più numerose su tutto il corpo compaiono delle pustolette che sembrano, all`inizio, come gocce di rugiada sulla pelle (con una piccola torcia mettendo la luce di lato si vedono molto bene). Poi si rompono, diventano croste, quindi cadono. C`è prurito, una febbre non alta e sintomi generali. L`infezione ha un periodo di incubazione solitamente di 14-16 giorni; il bambino è contagioso 1-2 giorni prima e fino a 5 giorni dopo la comparsa dell`esantema. Si torna a scuola dopo 7 giorni che si è stati chiusi in casa e un po` annoiati.

    E` pericolosa?

    Per lo più no, ma, nonostante il rischio di complicazioni sia basso, oggi è disponibile la vaccinazione.

    Che fare?

    Poche cose:

    1. se il bambino si lamenta ed è sofferente o se volete trattare la febbre usate il paracetamolo (Tachipirina, ecc.); NON USATE l`IBUPROFENE (Nurofen, ecc.) perchè può essere pericoloso;
    2. tagliate le unghie per evitare che, grattandosi le bollicine, si formino delle cicatrici persistenti. Se il prurito è molto fastidioso, è utile un antistaminico per bocca (es.  Fenistil gocce, farmaco da banco) alla dose giusta per qualche giorno. Se alcune bollicine si rompono e c`è pus applicate un disinfettante (es. Neomercuriocromo) oppure una crema antibiotica (es. Fucidin, Dermomycin, Bactroban), due volte al giorno.
    3. la doccia con sapone di Marsiglia non è vietata, ma se dura troppo può aumentare il prurito;
    4. è discutibile l`uso dell`ACICLOVIR, farmaco antivirale che dovrebbe ridurre il numero delle bollicine. E` indicato nei bambini con dermatite atopica. Parlatene con il vostro pediatra;
    5. se compare febbre alta è bene parlare con il pediatra;
    6. l`alimentazione non deve essere modificata;
    7. è obbligatorio che i genitori in questi 7 giorni leggano tanti libri al loro bambino.
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  • 29. Ho trovato una zecca in testa a mio figlio
     

    Dal sito: EPICENTRO a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute

    Le zecche sono artropodi (acari appartenenti alla classe degli Arachnidi), parassiti esterni delle dimensioni di qualche millimetro. Il loro ciclo vitale si sviluppa in tre fasi successive (larva-ninfa-adulto) che si possono svolgere tutte su uno stesso ospite oppure su due o tre ospiti diversi. Non sono molto selettive nella scelta dell’organismo da parassitare, ma possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, agli scoiattoli fino all’uomo.

    In Italia sono presenti due famiglie di zecche: quella delle Ixodidae (zecche dure) e quella delle Argasidae (zecche molli). Le zecche dure hanno un caratteristico scudo dorsale chitinoso e in Italia comprendono 6 generi: Ixodes, Boophilus, Hyalomna, Rhipicephalus, Dermacentor, Haemaphysalis. Le zecche molli, sprovviste di scudo dorsale, sono presenti con due generi: Argas e Ornithodorus.

    Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo a digiuno assoluto. La loro attività è massima, nei Paesi a clima temperato, nel periodo maggio-ottobre. Il pasto di sangue, durante il quale la zecca rimane costantemente attaccata all’ospite, si compie nell’arco di ore per le zecche molli, di giorni o settimane per le dure.

    Gli Ixodidi sono in grado di trasmettere all’uomo numerose e differenti patologie: la borreliosi di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi e l’encefalite virale. Gli Argasidi (le zecche molli) sono vettori di patologie meno rilevanti dal punto di vista epidemiologico: febbri ricorrenti da zecche e febbre Q.

    L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, con microclima preferibilmente fresco e umido, ma le zecche possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rada. La loro presenza dipende, infatti, essenzialmente dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare (stalle, cucce di animali e pascoli sono tra i loro habitat preferiti).

    Con l’inizio della bella stagione le zecche abbandonano, lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi primaverili ed estivi, che vanno da aprile a ottobre, è quindi più frequente cadere vittima del cosiddetto "morso da zecca".
    Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori.

    Le patologie infettive veicolate da zecche che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro Paese sono:

    La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.

    Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono come parassiti nell’organismo dell’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

    Prevenzione

    Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia. Coloro che si apprestano a recarsi in aree a rischio dovrebbero:

    • vestirsi opportunamente, con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello
    • evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta
    • terminata l’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
    • trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione
    • spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni.

    Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.

    Rimozione della zecca

    • la zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione
    • durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni
    • disinfettare la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un disinfettante non colorato. Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che colorano la cute)
    • evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate
      spesso il rostro rimane all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile
    • distruggere la zecca, possibilmente bruciandola.

    Cosa non fare

    Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto.

    Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi, è importante rivolgersi al proprio medico curante.

    La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi.
    Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi

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  • 30. DENTI: come averne cura
     

    La carie dentale non è altro che la progressiva distrozione della struttura del dente, provocata dai batteri. Infatti i batteri, trasformando zucchero e amidi, insieme alla saliva formano una sostanza appiccicosa (la Placca Batterica) che aderisce ai denti. La placca deve essere rimossa tutti i giorni, altrimenti inizia a formare dei buchi nei denti che, quando diventano ascessi e intaccano il nervo, diventano molto dolorosi.

    Pulire i denti dopo che si mangia, tuetti i giorni, è la maniera migliore per prevenire la carie.

    Qualche consiglio:

    1. tutti gli zuccheri semplici (zucchero da tavola, caramelle, gomme zuccherate, miele, cibi dolci di pasticceria e merendine, bevande dolci come succhi, cola, aranciate, tè) favoriscono la carie. PENSATE A QUELLO CHE DATE DA MANGIARE A VOSTRO FIGLIO!
    2. l`uso dello spazzolino deve iniziare già dall`eruzione dei primi dentini, spazzolando i denti verticalmente prima sul lato esterno, poi su quello interno;
    3. il dentifricio al fluoro (in concentrazione di almeno 1000 parti per milione, ppm) può essere usato già dai 12 mesi di vita, ma poichè il bambino lo deglutirà, se ne consiglia: un velo fino ai 3 anni, un grano di pisello dopo i 3 anni. In particolari casi, quando l`acqua ha un contenuto di fluoro inferiore a 0.6 ppm, può essere utile integrare con il fluoro per bocca, stando attenti a non esagerare perchè troppo fluoro può far male;
    4. una volta all`anno è bene far vedere i dentini al dentista;

    Fonte: Lo sai mamma. IRCCS - ACP Ed. Il Pensiero Scientifico 2014

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  • 31. Il linguaggio e i suoi disturbi
     

    Alessandro Bozzi (UPPA, numero di gennaio-febbraio 2010)

    Non tutti i bambini sviluppano il loro linguaggio con gli stessi tempi, soprattutto quello che cambia è la capacità di espressione: lo sviluppo linguistico segue infatti varie fasi che vedono un ampliamento graduale e sequenziale nel tempo. Si va dallo sviluppo delle competenze pre-linguistiche, sotto l’anno di età, allo sviluppo dell’espressione dei suoni, delle parole e delle frasi. Abbastanza frequentemente possiamo trovarci davanti a due bambini della stessa età con capacità espressive differenti; questo però non significa che il bambino con minor bagaglio linguistico abbia un disturbo del linguaggio, almeno fino ad una certa età. A due anni generalmente il bambino comincia ad associare due parole insieme ed utilizza un numero di parole mediamente superiore alle 50 (tra 50 e 200). La sua capacità di comprendere il linguaggio è da subito superiore a quella di pronunciare le parole.

    Nella fascia di età che va dai 24 ai 30 mesi si possono comunque riscontrare distorsioni nello sviluppo del linguaggio con una frequenza che va dal 10 al 20% della popolazione generale: questi bambini vengono definiti bambini con ritardo del linguaggio o late talkers (parlatori tardivi). In questi casi si osserva un lessico inferiore alle 50 parole e una capacità combinatoria, ovvero di associare due parole. ridotta o assente. I parametri che stabiliscono questo ritardo sono variabili, questi bambini hanno uno sviluppo più rallentato e tardivo rispetto allo sviluppo “tipico”: iniziano a parlare più tardi, cioè dopo i 18 mesi, hanno generalmente difficoltà nella pronuncia delle parole per ridotta capacità di combinazione e sviluppo dei suoni, il numero di parole che sanno pronunciare è inferiore a quanto ci si potrebbe aspettare da un bambino di pari età e la costruzione delle frase è assente o molto semplificata. Generalmente una notevole percentuale dei ritardi di linguaggio si recupera spontaneamente, ma è meglio comunque sorvegliare questi bambini, per verificare nel tempo che le competenze linguistiche procedano regolarmente; resta comunque un certo numero di bambini che può invece strutturare un disturbo specifico di linguaggio. Più o meno il 50% dei “parlatori tardivi” a 24 mesi colma il suo ritardo al compimento dei 3 anni: queste modificazioni sono dimostrate da una rapida crescita del vocabolario espressivo e dalla capacità di costruzione di frasi a più elementi, quindi più ricche ed elaborate. Perciò alla fine soltanto il 3-6% dei “parlatori tardivi” struttura un vero disturbo del linguaggio.

    I punti importanti da considerare sono:

    1. quanto e come il bambino sa capire il linguaggio dell’adulto (comprensione verbale),
    2. l’ampiezza del vocabolario espressivo e la costruzione di frasi,
    3. lo sviluppo fonologico ovvero capacità di produrre suoni variabili e differenziati.

    Questi sono gli elementi che condizionano la prognosi del ritardo, se dopo i 36 mesi questi parametri non si sono modificati ed evoluti, allora il rischio di strutturare un disturbo del linguaggio aumenta con forte probabilità ed è utile intraprendere un percorso riabilitativo individuale o di gruppo: il lavoro deve essere fatto su tutte le competenze di sviluppo del bambino, in quanto il linguaggio è comunque una funzione interconnessa con tutte le altre.
    Perciò quelli che chiamiamo “disturbi specifici del linguaggio” sono diagnosticabili intorno ai 3 anni se il linguaggio è ancora molto immaturo in una o più componenti (fonologica, lessicale, sintattica, semantica, di comprensione verbale). Si tratta soprattutto di bambini maschi, che hanno familiari che hanno avuto a loro volta un disturbo del linguaggio. I disturbi del linguaggio “espressivi” sono i più frequenti (circa il 40% dei casi) e riguardano tutte le componenti espressive, la comprensione verbale di norma è normale o lievemente ritardata; si presentano soprattutto all’età della scuola materna e generalmente guariscono in prima o seconda elementare. Se a quell’età invece il disturbo non è ancora risolto, le probabilità di sviluppare un disturbo di apprendimento nella lettura sono più alte. Nei disturbi “misti” del linguaggio si ha anche un ritardo nella comprensione verbale il quadro appare più serio e più impegnativo, perché la comprensione verbale è una competenza importante che consente al bambino di pensare prima di pronunciare le parole, è anche uno strumento di raccordo tra le funzioni della conoscenza e quelle dell’espressione verbale e consente un controllo e ricontrollo sul pensiero e sulla parola. Ai disturbi del linguaggio si possono associare difficoltà di “organizzazione prassica”, ovvero della capacità di utilizzare il movimento fine per ottenere uno scopo (per esempio abbottonare i vestiti, vestirsi correttamente, fare un nodo) o anche condizioni di impaccio nel movimento. Perché si possa dire che un bambino ha un ritardo o un disturbo del linguaggio, bisogna che non abbia contemporaneamente un ritardo “cognitivo”, o “relazionale” o semplicemente “sensoriale” (dell’udito soprattutto) e che non sia vissuto in un ambiente carente da un punto di vista sociale o ambientale: perciò possiamo dire che un bambino con un ritardo o un disturbo del linguaggio è sempre un bambino intelligente.

    La diagnosi spetta ad un’équipe di neuropsichiatria (neuropsichiatra infantile, psicologo, terapista della riabilitazione o logopedista) che valuta il bambino osservando tutte le aree di sviluppo. Sono necessari sempre un esame preliminare dell’udito, per escludere che si tratti di un bambino che parla poco o male perché sente poco o sente male; spesso occorre anche escludere la presenza contemporanea di altri disturbi che possono avere conseguenze sullo sviluppo del linguaggio. Se un genitore dovesse sospettare un disturbo del linguaggio, dovrebbe prima di tutto parlarne con il suo pediatra. I pediatri, per conto loro, hanno ben presenti le tappe dello sviluppo linguistico dei bambini e di solito, nel corso dei bilanci di salute, chiedono ai genitori notizie in proposito. In caso di allarme il pediatra chiederà una visita specialistica: è importante non sottovalutare il problema, non per allarmismo, ma perché una diagnosi precoce fa la differenza nella risoluzione del disturbo o del ritardo. Un genitore può fare molto per aiutare il proprio bambino: giocare insieme e parlargli, per esempio, per dargli un modello verbale e ludico positivo; generalmente infatti in questi bambini si riscontrano difficoltà nel gioco simbolico (il “far finta” o il riuscire ad astrarre o trasformare l’uso degli oggetti). Mentre si gioca si adottano spontaneamente parole, gesti e azioni che insieme rinforzano a aiutano l’apprendimento del linguaggio; questa funzione aumenta le capacità simboliche del bambino oltre che rinforzare la relazione di attaccamento. Ci sono anche cose che però il genitore non dovrebbe fare: far ripetere nel giusto modo le parole che il bambino dice in modo errato. Non si deve insistere o costringer un bambino a dire una parola per ottenere qualcosa, questo atteggiamento è spesso molto controproducente e frustrante, sia per il bambino che per i genitori, che rischiano di constatare una maggiore chiusura comunicativa del figlio. Meglio restituire al bambino la parola corretta: il genitore può ripetere nel giusto modo la parola che il bambino ha pronunciato erroneamente, eventualmente enfatizzando le espressioni mimiche e gestuali. Un’altra funzione importante svolta dai genitori è quella di condividere la letture di libri, che però è meglio che non siano troppo stimolanti: le immagini migliori sono quelle semplici e non troppo abbondanti all’interno della pagina, in modo che il bambino possa mantenere un’attenzione selettiva migliore e più duratura. Su questo il progetto Nati per leggere ha molto da dire.

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  • 32. Le meningite: domande e risposte
     

    La meningite e vaccino antimeningococcico - domande frequenti (Regione Veneto USLL 20)

    Che cos`è la meningite?

    La parola "meningite" significa "infiammazione" delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). I microorganismi che possono causare questa infezione sono molti, sia di tipo batterico che virale.
    La forma virale è quella più comune, solitamente non ha conseguenze gravi e si risolve nell`arco di una decina di giorni; la forma batterica è più rara ma estremamente più seria e può avere conseguenze letali.
    Gli agenti batterici sono diversi e il più temuto è il Neisseria meningitidis (detto meningococco), di cui esistono diversi ceppi; distinti con le lettere A, B, C, Y e W135.
    Altri agenti batterici causa di meningite sono lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e l`Haemophilus influenzae tipo b.

    In quali forme si presenta la meningite causata dai batteri?

    • L`Haemophilus Influenzae era la causa più frequente di meningite nei bambini fino ad alcuni anni fa; da diversi anni tutti i bambini sono vaccinati nel primo anno di vita e quindi sono protetti contro questo germe;
    • Lo pneumococco provoca frequentemente polmoniti, otiti e altre malattie delle vie respiratorie; in alcuni casi può causare anche meningiti, ma è poco contagioso e di solito non è indicata la profilassi con antibiotici alle persone che sono state a contatto con il malato. La vaccinazione che fanno tanti bambini sta riducendo i casi di meningite da pneumococco.
    • Il meningococco è ospite frequente delle alte vie respiratorie di soggetti asintomatici, i cosiddetti "portatori sani" (10% della popolazione, il 25% dei giovani adulti); tali soggetti possono essere sorgenti di infezione e quindi trasmettere il germe. Una piccola percentuale di queste persone sviluppa la meningite o la sepsi.

    Nei casi fulminanti possono verificarsi coagulazione intravascolare disseminata, shock, coma.

    Come si trasmette la meningite meningococcica?

    La malattia si trasmette da persona a persona attraverso lo scambio di secrezioni respiratorie (colpi di tosse, baci, o scambio di stoviglie). Il meningococco non vive più di pochi minuti al di fuori dell`organismo, per cui la malattia non si diffonde così facilmente come il comune raffreddore o come l`influenza.
    La principale fonte di contagio è rappresentata dai portatori, solo nello 0,5% dei casi, la malattia è trasmessa da persone affette da meningite. Per questo in caso di malattia va somministrata la profilassi solo ai "contatti" stretti, cioè a coloro che sono stati a contatto ravvicinato con il soggetto malato.

    Quali sono i fattori di rischio?

    • età: la maggiore incidenza di malattia si ha nei bambini di età inferiore a 5 anni; un secondo più piccolo picco si riscontra tra 15 e 25 anni;
    • stagionalità: la malattia è più comune tra la fine dell`inverno e l`inizio della primavera, anche se casi sporadici di malattia si verificano durante tutto l`anno;
    • contatti: il rischio di contrarre la malattia meningoccoccica da una persona da 500 a 1000 volte più alto nei contatti stretti (conviventi e familiari) rispetto al rischio della popolazione generale;
    • stili di vita: Il fumo attivo e il fumo passivo sono associati ad una aumentata incidenza di malattia. Le condizioni di sovraffollamento probabilmente favoriscono la trasmissione dei meningococchi, aumentando il numero dei portatori e quindi il rischio di malattia. La frequentazione di nightclub e l`uso di alcol, durante le epidemie, può aumentare il rischio di malattia attraverso il contatto ravvicinato con portatori potenziali.
    • patologie: alcune immunodeficienze determinano un marcato aumento del rischio di malattia meningococcica

    Qual è il periodo di incubazione della malattia?

    Il periodo di incubazione varia tra 3 e 4 giorni, ma può prolungarsi fino a 10 giorni (tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria).

    Quali sono i sintomi?

    La malattia esordisce in genere bruscamente con febbre, cefalea (mal di testa) intensa, nausea, spesso vomito, rigidità nucale (difficoltà e dolore alla flessione della testa sul tronco), fastidio intenso alla luce (fotofobia).
    Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti, mentre può esserci un pianto continuo, irritabilità e sonnolenza al di sopra della norma, e scarso appetito.

    Come si fa diagnosi di meningite?

    L`esame cardine della diagnostica è l`analisi del liquido spinale, con analisi citochimica e colturale.

    Come si cura?

    Il trattamento deve essere tempestivo. La meningite batterica si tratta con antibiotici; la cura è più efficace se il ceppo causa dell'infezione viene caratterizzato e identificato e l'antibiotico mirato.

    Qual è il rischio reale di contrarre la malattia?

    In Italia ogni anno si verificano circa 250 casi di Meningite Meningococcica.

    Tra i bambini (0-14 anni, pari ad una popolazione di circa 6 milioni) i casi di meningite totale per anno è piuttosto costante: 74 casi nel 2011, 63 nel 2012, 67 nel 2013, 55 casi fino ad ottobre 2014.
    Considerando che ogni anno nascono circa 500mila bambini, il rischio di ammalarsi di meningite per i bambini di età sotto i 3 anni è pari a 3 casi ogni 100.000 bambini.

    Quali sono le misure di profilassi da adottare?

    Le misure di profilassi da adottare sono:

    • Profilassi antibiotica: la specifica profilassi antibiotica ha un`efficacia dell`80% nella prevenzione delle forme secondarie nei contatti stretti dei casi.
      In particolare vengono definiti contatti stretti:

      • i conviventi;
      • chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del paziente;
      • le persone che nei sette giorni precedenti l`esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti);
      • i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).
    • Vaccino: il vaccino coniugato contro il meningococco C induce un`immunità specifica duratura superiore al 90% entro due settimane, e presenta efficacia sia contro l`infezione che nei confronti dello stato di portatore sano con una conseguente riduzione della trasmissione del germe. Il vaccino contro la meningite B disponibile dal 2014.

    Qual`è l`efficacia della vaccinazione contro il meningococco C?

    L`efficacia è elevata, compresa tra 92% e 97%, si sottolinea che la protezione è relativa solamente alle infezioni causate da meningococco di tipo C e da meningococco B.

    Per chi è indicata la vaccinazione?

    La vaccinazione può essere somministrata ai bambini a partire dai 2 mesi di età.

    Per chi è controindicata la vaccinazione?

    La vaccinazione è controindicata per coloro che hanno manifestato una reazione allergica grave dopo una precedente somministrazione dello stesso vaccino o di un qualsiasi suo componente. Inoltre la vaccinazione va posticipata per i pazienti che presentano una patologia acuta grave. In caso di gravidanza l`opportunità della vaccinazione va considerata caso per caso e deve essere valutato il rischio reale.

    Come viene somministrato il vaccino?

    Il vaccino viene somministrato mediante iniezione intramuscolare che viene effettuata nei neonati preferibilmente nella zona anterolaterale della coscia, nei bambini più grandi, negli adolescenti e negli adulti nel muscolo deltoide.
    Nei bambini dopo i 12 mesi, negli adolescenti e negli adulti è sufficiente una dose singola.

    Quali possono essere gli eventi avversi dopo la vaccinazione?

    Questo vaccino ha un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.
    Gli effetti indesiderati più comuni sono rossore, gonfiore, e dolore nel sito di iniezione, che durano 1-2 giorni e si presentano nel 5-10% dei casi. Le reazioni sistemiche sono più rare e comprendono febbre di intensità moderata, sonnolenza, cefalea e malessere generale. Di solito questi effetti compaiono e si risolvono in 2-3 giorni.
    Estremamente rare ma descritte, come per qualsiasi altra vaccinazione, vi possono essere reazioni allergiche di varia entità fino allo shock anafilattico.

    La vaccinazione contro il meningococco può causare la meningite?

    No. Solo il batterio Neisseria meningitidis può causare la malattia.
    Il vaccino non è costituito dal batterio intero, ma solo da una delle sue componenti, per cui non è in grado di causare la malattia.

    La vaccinazione contro il meningococco è obbligatoria?

    No. Non esiste e non è mai esistito nel nostro Paese ed in generale in Europa l`obbligo di vaccinazione anti-meningococco.

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  • 33. AIUTO. Ho trovato un piccolo verme bianco uscito dall`ano del mio bimbo
     

    … i vermi

    I classici vermetti dei bambini sono gli ossiuri (Enterobius Vermicularis) che provocano prurito anale e, raramente, vulvare, soprattutto di notte, quando escono dall`intestino per deporre le uova. Sembrano fili di cotone, sono piccoli, bianchi, lunghi circa 1 cm., e, quando i genitori li vedono nelle feci, dalla reazione potrebbero confondersi con terribili anaconde.

    Le uova degli ossiuri possono rimanere vive nell`ambiente anche per 2-3 settimane ed è per questo che ci si può facilmente riammalare; infatti possono essere trasportate con le mani e le dita attraverso i giocattoli, lenzuola, vestiti e l`asse del gabinetto.

    I sintomi in genere compaiono dopo un periodo di incubazione di 1-2 mesi.

    Sono pericolosi?

    Assolutamente no. Nelle scuole materne gli ossiuri sono molto frequenti, ma pochi bambini hanno i sintomi.

    Cosa fare?

    Se il bambino sta bene non si fa nulla al di fuori di... indovinate? Lavarsi bene le mani. Se ha prurito anale e risvegli notturni cercate gli ossiuri e se li trovate avete fatto “tana” (ma non urlate). Se li sospettate potete fare lo scotch-test al laboratorio. Si curano con un vermifugo, si lavano sempre bene le mani e sotto le unghie e si va a scuola senza limitazioni.

    Si può far qualcosa per prevenirli?

    Questi sono i consigli della Mayo Clinic americana per prevenire la reinfezione o la prima infezione:

    • Lavatevi al mattino. Poichè gli ossiuri depongono le loro uova durante la notte, è utile lavare la regione anale al mattino per ridurre il numero di uova sul corpo. La doccia è particoalrmente efficace.
    • Cambiare tutti i giorni la biancheria intima e la biancheria da letto aiuta a ridurre il numero di uova.
    • Lavare con acqua calda. Lavare lenzuola, pigiama, biancheria intima, salviette e asciugamani con acqua calda aiuta a uccidere le uova ossiuri.
    • Evitare il prurito. Evitare di grattarsi la zona anale. Tagliare le unghie del vostro bambino, perchè le uova si raccolgono sotto le unghie e si diffondono più facilmente nell`ambiente. Scoraggiare di mangiarsi le unghie.
    • Pulire quotidianamente le tavolette del water.
    • Lavarsi le mani. Per ridurre il rischio di contrarre o diffondere un`infezione, lavare accuratamente le mani dopo ogni evacuazione, dopo aver cambiato il pannolino e prima di mangiare.
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  • 34. Mio figlio ha i piedi piatti, forse ci vuole il plantare
     

    NO! Negli USA e in Gran Bretagna non si usano i plantari nei bambini per correggere il piede piatto dei bambini. Perchè? Perchè non ci sono studi che dimostrino che siano efficaci, ma ce ne sono diversi che hanno dimostrato che possono essere addirittura dannosi.

    Vi invitiamo a leggere le linee-guida lombarde:

    http://www.aslmi1.mi.it/modulistica/doc_view/3397-linee-guida-il-piede-piatto-valgo-fisiologico-nel-bambino.html

    e quello che scrisse il Prof Panizon:

    http://www.uppa.it/rubriche/medicina/ossa-e-colonna-vertebrale/bambini-piedipiatti

    Per favore, risparmiate i vostri soldi e fate in modo che i vostri figli possano giocare, muoversi, saltare, correre, sudare, ballare come vogliono loro.

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  • 35. Biberon, policarbonato, ftalati... cosa si deve sapere
     

    Dal sito del Pensiero Scientifico Editore: VA Pensiero FEBBRAIO 2015
    http://www.pensiero.it/attualita/articolo.asp?ID_sezione=13&ID_articolo=1268

    Biberon al bisfenolo A e ftalati

    Giacomo Toffol, pediatra di famiglia, referente del Gruppo di lavoro Pediatri per un Mondo possibile dell’Associazione Culturale Pediatri.
    Pubblicato su Va` Pensiero n° 650

    Di tanto in tanto si riapre la questione della presenza di composti chimici nocivi, quali il bisfenolo A (BPA) e gli ftalati, nei biberon e nei giocattoli per i bambini. Nel 2011 la Comunità europea aveva emanato una direttiva che vietava l’utilizzo del BPA nella fabbricazione dei biberon (1). Cosa è cambiato dopo l’emanazione di questa direttiva? Possiamo dire che quasi tutti i biberon sono sicuri?

    Purtroppo non è proprio così, in quanto anche i materiali che le ditte hanno utilizzato per la produzione di biberon dopo l’emanazione della direttiva europea non sono completamente esenti da rischi. Uno studio del Joint Research Center, istituto la cui missione è quella di fornire un sostegno scientifico e tecnico alle politiche dell`Unione europea per la tutela degli interessi e della salute dei cittadini europei nei settori dei prodotti alimentari, prodotti di consumo, prodotti chimici e sanità pubblica, ha valutato il possibile rilascio di sostanze chimiche pericolose da parte di biberon prodotti con materiali diversi dal policarbonato. Questo studio (che ha analizzato 277 tipi di biberon acquistabili nei Paesi della Comunità europea, in Svizzera, Canada e USA) ha evidenziato come anche alcuni biberon prodotti in poliammide possano rilasciare quantità minime di BPA, e come i biberon prodotti in silicone, il cui utilizzo si sta molto diffondendo negli ultimi anni, possono rilasciare ftalati, sostanze che alla pari del BPA sono degli interferenti endocrini (2).
    Anche un altro studio pubblicato di recente, che ha analizzato degli articoli plastici comunemente usati dai bambini quali biberon, bottiglie di acqua riutilizzabili, materiali usati per la conservazione degli alimenti, ha dimostrato come molte plastiche utilizzate per rimpiazzare il policarbonato siano in grado di rilasciare sostanze con attività di interferenti endocrini (3). Al momento quindi sembra che l’unico materiale che non pone problemi di rilascio sia il vetro, che per decenni è stato l’unica sostanza utilizzata per la fabbricazione di biberon. La sua poca praticità e pericolosità dovute a pesantezza e fragilità, potrebbero essere facilmente risolte dall’acquisto di rivestimenti esterni in silicone creati ad hoc, disponibili a prezzi molto contenuti.

    Per quanto riguarda invece contenitori e imballaggi di plastica che vengono a contatto con i cibi?

    Anche qui si pone lo stesso problema dei biberon. Molti altri articoli di plastica utilizzati normalmente per conservare e riscaldare i cibi possono rilasciare composti con attività di interferenti endocrini. Ricordiamo che l’esatta composizione chimica di quasi tutti i prodotti presenti in commercio è spesso sconosciuta. Ogni singola parte può constare di 5-30 sostanze chimiche, un articolo di plastica costituito di molte parti può contenere più di 100 sostanze chimiche diverse.
    Uno studio descrittivo, che si è proposto di valutare la presenza di sostanze con attività estrogeno mimetica in comuni prodotti plastici usati come imballaggi rigidi e flessibili per uso alimentare, ha confermato come la maggior parte dei composti chimici testati rilascia sostanze con attività di interferenti endocrini, almeno dopo le comuni sollecitazioni d’uso (acqua bollente, radiazioni elettromagnetiche, radiazioni UV) (4). Il problema è che queste sostanze passano dal contenitore al cibo per poi essere ingerite come è stato dimostrato anche da un piccolo studio, pubblicato nel 2011, che ha confrontato la presenza di BPA e ftalati nelle urine di 20 persone raccolte in due distinti regimi dietetici: a base di cibi confezionati o di cibi freschi. Si è visto che nei periodi in cui le persone non utilizzavano cibi confezionati in materiali plastici dimezzavano i metaboliti degli ftalati (5).

    Non per nulla l’European Food Safety Authority ha abbassato le soglie di tolleranza di esposizione al BPA…

    Sì, European Food Safety Authority ha emanato recentemente un parere scientifico sul BPA che abbassa di 12 volte il livello di sicurezza stimato, portandolo a 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (dai 50 fissati precedentemente). Ma, in questo stesso documento, ha rassicurato i consumatori europei sull’innocuità dell’esposizione attuale che non raggiungerebbe mai questi livelli (6). Peccato che, anche questa volta, ci si ostini ad analizzare un singolo elemento senza tener conto dell’effetto cocktail, ovvero del fatto che noi siamo ormai esposti a un numero molto alto di sostanze potenzialmente pericolose, molte delle quali ancora non sufficientemente studiate, i cui effetti possono essere sinergici.

    Passiamo ora a parlare dei giocatoli di plastica per bambini. Si è discusso a lungo della commercializzazione di giocattoli di plastica contenenti ftalati e dei potenziali effetti nocivi sulla salute dei bambini.

    Possiamo dire che il problema dei giocattoli agli ftalati è stato superato?

    Anche in questo caso è un capitolo ancora aperto… A distanza di anni dalla pubblicazione del regolamento europeo del 2006, non tutti i giocattoli presenti in commercio possono essere considerati a norma di legge. Tra il 2007 e il 2010 la presenza dei quattro ftalati è diminuita solo del 40% negli articoli per l’infanzia prodotti in Europa, del 13% in quelli importati nell’Unione europea e del 35 % negli articoli commercializzati nel territorio comunitario. Ne consegue che il rischio che i nostri bambini vengano a contatto con giocattoli pericolosi è ancora elevato, come del resto dimostrano le segnalazione del sistema Rapex. Si tratta di un sistema di allarme rapido, al quale aderiscono i Paesi dell’Unione europea, oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein, che consente lo scambio di informazioni sui prodotti non alimentari a rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori e sulle misure prese da questi Paesi per eliminare questo rischio. Nel 2012 una su cinque delle notifiche Rapex riguardava i giocattoli e i rischi più segnalati, oltre al rischio di soffocamento, erano proprio correlati alla presenza di sostanze chimiche pericolose, tra cui prevalgono proprio gli ftalati. Nel 2013 le segnalazioni relative a giocattoli pericolosi sono aumentate fino al 25%. Segnalazioni simili si possono reperire sul sito del Ministero della Salute a conferma che, ad oggi, il problema dei giocattoli agli ftalati non è stato ancora risolto del tutto…

    Cosa possiamo fare per proteggerci?

    Esistono diversi documenti prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che meriterebbero di essere diffusi e condivisi. Segnalo in particolare il “Decalogo per i cittadini sugli interferenti endocrini”, scaricabile dalla pagina di presentazione del progetto “previeni” dell’Istituto Superiore di Sanità che contiene le azioni più importanti e fattibili per ridurre il rischio dell’esposizione a queste sostanze.
    Merita inoltre attenzione l’opuscolo “Attenzione agli ftalati, difendiamo i nostri bambini”, pubblicato sul sito del Ministero della Salute nel 2012 ma, purtroppo, ancora poco diffuso, dove vengono fornite delle informazioni cautelative sui rischi di giocattoli “pericolosi” per la presenza degli ftalati oltre al limite consentito (7).
    Per quanto riguarda i biberon infine, come abbiamo già detto, forse sarebbe meglio ritornare a utilizzare il vetro, oppure se non si possa o voglia seguire questa strada, attenersi a questi consigli (8) forniti dal gruppo di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità che si occupa specificamente di interferenti endocrini:

    non scaldare liquidi in contenitori di plastica (ad es. nel microonde o a bagnomaria) in quanto si accelererà il deterioramento della plastica col conseguente cedimento di sostanze indesiderate; scaldare in contenitori di vetro o pentolini di metallo,
    non versare liquidi molto caldi in contenitori di plastica bensì lasciare che il liquido si raffreddi prima di travasare,
    non utilizzare contenitori in plastica usurati in quanto la migrazione di sostanze indesiderate è maggiore rispetto ai contenitori nuovi,
    limitare l’utilizzo di sterilizzatori a caldo (vapore o microonde); si consiglia di sciacquare abbondantemente dopo la sterilizzazione e di preferire sterilizzatori a freddo (UVB o chimici),
    lavare le tettarelle di silicone a mano.

    Il bisfenolo A: che cos’è?

    Il bisfenolo A, solitamente abbreviato in BPA e noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano, è una molecola fondamentale nella sintesi di alcune materie plastiche e di alcuni additivi, viene utilizzato nella sintesi del poliestere, dei polisulfonati, dei chetoni polieteri, in alcuni plastificanti e come inibitore della polimerizzazione del PVC. Si usa inoltre per la produzione delle resine epossidiche (utilizzate come rivestimento interno nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande) e delle più comuni forme di policarbonato.

    Quest’ultimo, pressoché infrangibile, è usato per un gran numero di prodotti per bambini, bottiglie, attrezzature sportive, dispositivi medici ed odontoiatrici, lenti per gli occhiali, supporti ottici, elettrodomestici, caschi di protezione, otturazioni dentarie ed ovunque siano necessarie caratteristiche di durezza e resistenza.

    È soggetto ad una normativa europea che ne limita ma non ne impedisce l’utilizzo (regolamento REACH) (9). Attualmente non è ammesso nella produzione dei biberon, (Directive 2011/8/EU Regulation 10/2011/EU) (1, 10) e il suo utilizzo è consentito nei giocattoli e negli articoli destinati all`infanzia solo a concentrazioni inferiori allo 0,1% (11). Essendo tuttavia presente anche in alcuni prodotti per l’imballaggio dei cibi, si può ritrovare nei cibi confezionati in plastica e in scatola.

    Stime di esposizione, basate su cibo, aria, polvere e concentrazioni negli alimenti, indicano che la dieta è probabilmente una delle principali fonti di esposizione umana per questa sostanza (12, 13).

    Si tratta di una sostanza classificata come interferente endocrino ovvero, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di una sostanza “in grado di alterare le funzioni del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o nella popolazione” (14).

    Numerosi studi epidemiologici hanno osservato delle correlazioni tra esposizione al BPA e funzionalità tiroidea e concentrazioni ematiche di estradiolo e progesterone, anche nelle donne in gravidanza (15, 16). Ciò potrebbe ripercuotersi, data l’estrema sensibilità del feto a questi ormoni, in alterazioni del suo sviluppo e del suo accrescimento. Studi recenti inoltre hanno associato l’esposizione a BPA allo sviluppo di patologie infantili multifattoriali endocrino-correlate quali la pubertà precoce e l’obesità (17, 18).

    Ricordiamo che proprio per approfondire queste correlazioni è attualmente in corso lo studio PERSUADED (Phthalates and bisphenol A biomonitoring in Italian mother-child pairs: link between exposure and juvenile Diseases), finanziato dalla comunità europea nell`ambito del programma LIFE, cui collabora anche l’Associazione Culturale Pediatri.

    Lo studio PERSUADED su Facebook

    4 marzo 2015

    Bibliografia:

    Direttiva 2011/8/UE della Commissione del 28 gennaio 2011 che modifica la direttiva2002/72/CE per quanto riguarda le restrizioni d`impiego del bisfenolo A nei biberon (PDF: 720 Kb).
    Simoneau C, Van den Eede L, Valzacchi, S. Identification and quantification of the migration of chemicals from plastic baby bottles used as substitutes for polycarbonate. Food Addit Contam Part A Chem Anal Control Expo Risk Assess 2012; 29: 469-80.
    Bittner GD, Yang CZ, Stoner MA. Estrogenic chemicals often leach from BPA-free plastic products that are replacements for BPA-containing polycarbonate products. Environmental Health 2014; 13: 41.
    Yang CZ, Yaniger SI, Jordan VC, et al. Most Plastic Products Release Estrogenic Chemicals: A Potential Health Problem that Can Be Solved. Environ Health Perspect 2011; 119: 989–96.
    Rudel RA, Gray JM, Engel CL, et al. Food Packaging and Bisphenol A and Bis(2-Ethyhexyl) Phthalate Exposure: Findings from a Dietary Intervention. Environ Health Perspect 2011; 119: 914-20.
    Scientific Opinion on the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs. EFSA Journal 2015 ;13: 3978,
    Attenzione agli ftalati. Difendiamo i nostri bambini (poster). Ministero della Salute (PDF: 870 Kb)
    Francesca Baldi, Alberto Mantovani, Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria. Biberon e bisfenolo A: forse un bando non basta. Emergono “nuovi” problemi di rilascio di sostanze tossiche. Istituto Superiore di Sanità, Focus 29 marzo 2012.
    REACH: il Regolamento (CE) n. 1907/2006 concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) e l`istituzione dell`Agenzia europea per le sostanze chimiche.
    European Commission Health and Consumers Directorate-general. Union Guidelines on Regulation (EU) No 10/2011 on plastic materials and articles intended to come into contact with food. 21febbraio 2014 (PDF: 574 Kb).
    Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006. Gazzetta ufficiale dell`Unione europea L 396 del 30 dicembre 2006 (PDF: 1,2 Mb).
    Lakind JS, Naiman DQ. Daily intake of bisphenol A and potential sources of exposure: 2005-2006 National Health and Nutrition Examination Survey. J Expo Sci Environ Epidemiol 2011; 21: 272-9.
    Rudel RA, Gray JM, Engel CL, et al. Food Packaging and Bisphenol A and Bis(2-Ethyhexyl) Phthalate Exposure: Findings from a Dietary Intervention. Environ Health Perspect 2011; 119: 914-20.
    International Programme on Chemical Safety. Global assessment of the state-of-the-science of endocrine disruptors. WHO/PCS/EDC/02.2
    Kelly K, McElrath TF, Meeker JD. Environmental Phthalate Exposure and Preterm Birth. JAMA Pediatr 2014; 168: 61-7.
    Lauren E Johns, Ferguson KK, Soldin OP, et al. Urinary phthalate metabolites in relation to maternal serum thyroid and sex hormone levels during pregnancy: a longitudinal analysis. Reproductive Biology and Endocrinology 2015; 13: 4.
    Mouritsen A1, Aksglaede L, Sørensen K, et al. Hypothesis: exposure to endocrine‐disrupting chemicals may interfere with timing of puberty. Int J Androl 2010; 33: 346-59.
    Hatch EE, Nelson JW, Stahlhut RW, Webster TF. Association of endocrine disruptors and obesity: perspectives from epidemiological studies. Int J Androl 2010; 33: 324-32.

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  • 36. Tappo di cerume: buono a sapersi
     

    Tappo di cerume: linee guida 2017 per una corretta gestione

    6 febbraio 2017
    A cura di Paolo Spriano – MMG – Milano
     

    Circa il 4% dei pazienti che si reca in un anno dal medico di famiglia presenta un’ostruzione del condotto uditivo esterno (CUE) dovuta a cerume. La produzione di un eccesso, o di un tappo di cerume nel CUE si verifica in 1 su 10 bambini e in 1 su 20 adulti1. L’ipoacusia secondaria alla presenza di tappi di cerume nel CUE è quindi un evento di comune riscontro nell’attività ambulatoriale del medico di medicina generale (MMG), in particolare nei pazienti anziani (Geriatrics 2000, 55: 83-86). Il tappo di cerume può causare oltre all’ipoacusia, anche vertigini, prurito e dolore auricolare. I fattori più comuni che impediscono la normale fuoriuscita del cerume dal CUE sono rappresentati dall’uso di protesi acustiche o di cotone in batuffoli o bastoncini (cotton-fioc). La diagnosi e il trattamento del tappo di cerume è un problema a bassa complessità, ma comunque meritevole di un approccio appropriato nella pratica clinica.
    L'American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery Foundation ha pubblicato l’aggiornamento delle linee guida per la gestione dell’ostruzione da cerume del CUE fornendo al medico una serie di raccomandazioni evidence-based per la sua gestione1.

    Le linee guida suggeriscono ai medici di:

    • diagnosticare una compressione da tappo di cerume quando il suo accumulo, rilevato in otoscopia, è associato a sintomi e/o impedisce la necessaria valutazione dell'orecchio.
    • non trattare normalmente i pazienti asintomatici con cerume, nei quali è possibile esaminare l’orecchio in modo adeguato.
    • impiegare l’otoscopia per rilevare la presenza di cerume nel corso della visita di pazienti portatori di protesi acustiche.
    • trattare, o inviare ad altro collega in grado di farlo, il paziente con occlusione del CUE da tappo di cerume. Le procedure di intervento possono includere una o più delle seguenti opzioni: utilizzo di agenti emollienti, irrigazione del condotto uditivo esterno, rimozione manuale (questa opzione richiede un’adeguata strumentazione).
    • raccomandare ai pazienti di evitare l’uso di coni o candelette per curare o prevenire l’occlusione da cerume del CUE.
    • valutare i pazienti a conclusione del trattamento fatto per la rimozione del cerume e documentare la completa risoluzione dell’occlusione e dei sintomi.
    • considerare, nei pazienti con occlusione da cerume persistente dopo insuccesso dell’intervento iniziale, l’invio a uno specialista in possesso di attrezzature adeguate e delle adeguate competenze per l’intervento e la successiva valutazione del CUE e della membrana timpanica.

    Queste linee guida confermano che è necessaria la diagnosi mediante l’esame otoscopico per rilevare la presenza di un tappo di cerume che ostruisce la visione della membrana timpanica. L’intervento di rimozione è raccomandato solo nei casi in cui la compressione da parte del cerume (cerumen impaction) determina sintomi o rende impossibile la visione completa della membrana timpanica, rispetto ai casi con cerume asintomatico o un’ostruzione che comunque consente la valutazione clinica (impaction vs obstruction). Le modalità di intervento per rimuovere il cerume comprendono l’uso di emollienti e/o di mezzi meccanici come pinze, sonde o il più comune lavaggio auricolare mediante siringa o sistemi di irrigazione e aspirazione simultanea (Int J Ped Otor 2004, 68: 1295-1299). Non ci sono prove, secondo queste linee guida, che uno qualsiasi dei 3 metodi di rimozione sia migliore rispetto agli altri, mentre spesso può essere utile una loro combinazione. Ad esempio l’instillazione di emollienti è utile soprattutto per ammorbidire in 3-7 giorni i tappi di meno recente formazione che si presentano più duri e resistenti al lavaggio. Gli emollienti più usati sono a base di glicerolo, bicarbonato di sodio in glicerolo, perossido di carbamide e olio d’oliva (Clinical Evidence 2001, 1: 262-266).

    Nella pratica clinica ambulatoriale del MMG la procedura del lavaggio auricolare (BMJ 2002, 325: 27-28; BMJ 1990, 301: 1251-1253) può essere attuata semplicemente disponendo solo di un otoscopio e di una siringa monouso da 50 ml. Il lavaggio auricolare è controindicato in presenza di otite media acuta, precedenti interventi chirurgici all’orecchio e perforazione della membrana timpanica. Perciò è importante indagare all’anamnesi su queste eventuali patologie e sulla presenza anche pregressa di otorrea prima di effettuare il lavaggio auricolare. La prevalenza di complicanze del lavaggio auricolare dipende dall’esperienza degli operatori (Br J Gen Prac 2002, 52: 906-911) elemento che sostiene la raccomandazione di invio allo specialista in caso di insuccesso o sintomi post-trattamento. Il rischio maggiore è dato dalla perforazione della membrana timpanica o dal trauma al CUE dovuti ad una pressione eccessiva o diretta sul timpano del getto d’acqua usato per l’irrigazione. E’ utile ricordare che l’acqua sterile o soluzione fisiologica utilizzata per l’irrigazione deve avere una temperatura di 36-37°: se è troppo calda o troppo fredda l’irrigazione può causare vertigini .

    Bibliografia

    1. Schwartz SR et al Clinical Practice Guideline (Update): Earwax (Cerumen Impaction)Otolaryngology – Head and Neck Surgery 2017, Vol. 156(1S) S1–S29
    Di più
  • 37. Trasporto in auto dei bambini: nuove norme 2017
     

    Seggiolini auto bambini 2017: cosa cambia

    Innanzitutto, la normativa per l’utilizzo dei seggiolini auto 2017  inasprisce le sanzioni previste per chi non trasporta il proprio bambino utilizzando il seggiolino auto.

    Le multe infatti sono più salate e vanno dagli 80 euro ai 323. Per i recidivi, inoltre, è addirittura previsto il ritiro della patente. I genitori che ricevono due multe nell’arco di due anni, potrebbero subire la sospensione della patente per un intervallo di tempo compreso tra le due settimane ed i due mesi. Genitore avvisato..figlio salvato!

    La seconda principale novità della norma sulla sicurezza ed i seggiolini auto per bambini 2017, consiste nello stop all’utilizzo dei booster/ seggiolini auto senza schienale, per una categoria di bambini in particolare.

    Seggiolini auto 2017: i proibiti

    Come tutti sanno, i seggiolini auto sono obbligatori per il trasporto dei bambini dalla nascita ai 150 cm di lunghezza (altezza) del bambino. Ossia fino a circa 12 anni.

    neonati possono essere trasportati solo in ovetti (seggiolini auto adatti, più imbottiti e protettivi) oppure in navicelle, ma solo quelle omologate per trasporto (stiamo parlando delle culle che fanno parte dei passeggini trio).

    Con la crescita, il bambino cambia seggiolino auto e utilizza quello più adatto alla sua lunghezza. Ebbene sì, hai letto bene. Negli ultimi anni, si è sviluppata una sensibilità sempre maggiore nei confronti della sicurezza auto dei bambini e si è finalmente giunti a capire che ogni bimbo cresce in modo differente. Dunque, per la corrispondenza esatta ai sistemi di ritenuta deputati alla sua incolumità, tener conto della sua età, era un metodo abbastanza inefficace. Ora si parla di lunghezza (che poi sarebbe l’altezza del bambino), e, proprio in base a questo parametro, si deve scegliere il seggiolino auto più adatto al proprio figlio.

    Ed ora veniamo alle novità della legge sui seggiolini auto 2017.

    La legge dice stop alle alzatine, ai booster, al rialzi per auto, fino ai 125 cm di altezza del minore. Fino al 2016, infatti, era possibile utilizzare, dai 15 kg di peso in poi, quei seggiolini auto composti semplicemente da un cuscino, sprovvisto di schienale, che si mette sul sedile auto e rialza il bambino, portandolo all’altezza ottimale per utilizzare le cinture di sicurezza della vettura.

    Seggiolini auto per bambini grandi.

    Ora i booster si possono utilizzare solo con bambini di una lunghezza/altezza pari o superiore a 125 cm, ossia da circa 8 anni in poi.

    I bambini dai 3 agli 8 anni (dai 15 kg di peso ai 125 cm di lunghezza), invece, devono assolutamente utilizzare seggiolini auto provvisti di schienale e sistemi di protezione. Dunque non le tanto discusse “alzatine”. In caso di impatti laterali, infatti, i booster non assicurano una protezione adeguata. Inoltre, non essendo provvisti di schienale, non accompagnano il busto del bambino e non lo proteggono adeguatamente (stiamo parlando anche di problemi di postura durante il tragitto) . E che dire della cintura di sicurezza dell’auto? Passa sempre troppo alta se il bimbo ha un’età inferiore agli 8 anni.

    La normativa migliora la situazione.

    Ricordiamo quindi:

    • di usare sempre il seggiolino auto per i nostri bambini.
    • di non utilizzare rialzi, booster o seggiolini auto privi di schienale per il trasporto di bambini di altezza inferiore ai 125 cm. O meglio, le alzatine potranno essere utilizzate ancora per un po’ di tempo, quello necessario per smaltire le vecchie alzatine in commercio, ormai già omologate. Ma ovviamente, ora sappiamo che sono pericolose per i più piccini e sarebbe meglio metterle da parte. Se già le abbiamo, le potremo utilizzare in seguito.
    • di cambiare seggiolino auto se è stato acquistato da più di 5 anni, se non è adatto alla lunghezza del nostro bambino, se non assicura la massima protezione.

     

    Da Altroconsumo

    Nel 2017 entrano in vigore le nuove norme sull'omologazione dei seggiolini auto per bambini. Lo scopo è ovviamente quello di aumentare la sicurezza dei più piccoli quando si viaggia. La normativa prevede diverse fasi.

    All’inizio dell’anno le novità riguardavano i seggiolini auto per bambini omologati ECE-R-44/04. Da gennaio scorso, infatti, i nuovi prodotti hanno un requisito essenziale in più: l’obbligo di avere lo schienale fino a 125 cm di altezza.

    Ora che siamo in estate si entra nella fase 2 della normativa I-size (ECE-R-129) che riguarda i seggiolini per i più grandicelli (sopra i 100 cm, ovvero circa 4 anni): anche in questo caso i nuovi sistemi di ritenuta devono essere dotati di schienale.

    Resta invece immutato l’articolo 172 del codice della strada “Uso delle cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta per bambini” che invece fa riferimento all’utilizzo di prodotti omologati (e quindi restano validi tutti i prodotti R44(3), R44(4), R129). Ecco le novità principali.

    Stop alle alzatine

    L’uso del sistema di ritenuta (seggiolino o alzatina) è obbligatorio per i bambini fino ai 150 cm di altezza, circa 12 anni (limite che resta invariato). Tuttavia (anche se non si sa per quanto) è ancora possibile utilizzare le cosiddette “alzatine” (o rialzi o booster) dai 22 kg di peso (6/7 anni circa) in poi. Quest’ultime altro non sono che dei cuscini (con o senza braccioli) che si appoggiano sul sedile dell’auto e sollevano il bambino di circa 10-15 cm per portarlo all’altezza adatta per l'utilizzo delle normali cinture di sicurezza.

    Le nuove regole, entrate in vigore a gennaio, vietano l’omologazione secondo la ECE-R-44 di questo tipo di prodotti fino ai 125 cm di altezza del bambino (circa 8 anni). Un provvedimento che noi chiedevamo da molto tempo. Nei nostri test, infatti, non inseriamo mai le alzatine e penalizziamo quei prodotti ai quali si può o si deve togliere lo schienale per poter utilizzarli fino ai 150 cm di altezza (ovvero i seggiolini che fanno parte del gruppo 3).

    Ad ulteriore conferma di questo, in questi giorni entrerà in vigore anche laseconda parte della normativa R129che riguarda i seggiolini per bambini sopra i 100 cm (circa 4 anni) e prevede l’omologazione solo per prodotti dotati di schienale.

    Chi possiede un seggiolino senza schienale potrà comunque continuare ad utilizzarlo, ma è una questione di sicurezza. Certo, qualsiasi seggiolino omologato e idoneo al peso del bambino, se correttamente utilizzato, offre una protezione migliore dell’utilizzo delle sole cinture o di nessun sistema di ritenuta, ma per quanto sia ancora a norma di legge l’alzatina non protegge tuo figlio come un sedile con schienale. Questo è vero non solo in caso di urto laterale, ma anche in caso di urto frontale perché lo schienale consente un miglior passaggio delle cinture a livello della clavicola ed evita che in caso di addormentamento il bambino scivoli sotto la cintura. Se vuoi proteggere tuo figlio nel modo migliore scegli prodotti con lo schienale: questo renderà più agevole l’utilizzo della cintura di sicurezza e gli garantirà una maggiore protezione in caso di incidenti.

    Se hai delle alzatine o il tuo seggiolino è troppo vecchio e non rispetta più i parametri (più severi) di legge,è arrivato il momento di cambiare. Ti aiutiamo a scegliere il seggiolino più adatto a te. Ti aiutiamo a scegliere il seggiolino più adatto a te.

    SEGGIOLINI AUTO: TROVA QUELLO PIÙ ADATTO A TE

    Multe più salate e ritiro della patente

    Se fai viaggiare il tuo bambino in auto senza seggiolino, con le nuove norme, rischi una multa che va da 80 a 323 euro. Se sei recidivo, dopo due multe nell’arco di due anni, ti verrà sospesa la patente per un periodo di tempo compreso tra 15 giorni e 2 mesi.  Attenzione: se tuo figlio pesa 22 kg e può quindi essere trasportato su un seggiolino di gruppo 3 e anche su un’alzatina, non ci sono vincoli in termini di altezza e puoi usarlo fino al raggiungimento dei 150 cm. In questo caso se ti venisse fatta una multa, occorre fare ricorso: se sei socio chiama la consulenza giuridica al numero 02 6961550 per essere aiutato.

    Chiediamo una corretta informazione

    Ci siamo accorti che in rete su questo argomento si trova davvero di tutto e che stanno circolando molte informazioni scorrette. Questo anche perché i siti istituzionali non sono aggiornati. Per questo abbiamo scritto a Polizia stradaleAci e ministero dei Trasportiaffinché si attivino per una corretta informazione su tutte le novità legislative. Abbiamo chiesto anche provvedimenti e interventi più incisivi per sensibilizzare utenti e produttori sulla questione delle amnesie selettive (ovvero i casi in cui ci si dimenticano i bambini in auto).

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  • 38. Puntura di medusa
     

    E se a “pungere” è una medusa?

    Le meduse possono rappresentare un fastidioso pericolo per i bagnanti ma, soprattutto, per i bambini. Ecco qualche consiglio pratico su cosa fare in caso di contatto

    17.07.2017

    Simona Bursi,

    pediatra, Modena
    E se a “pungere” è una medusa?

    Si presenta con una forma gelatinosa, è elegante e sinuosa, ha colori scintillanti e filamenti fluorescenti. Eppure, nonostante l’aspetto affascinante, la medusa può rappresentare un fastidioso pericolo per i nostri bambini. Ecco qualche consiglio su cosa fare in caso di contatto con questi animali marini, composti per lo più da acqua ma capaci di irritare la nostra pelle.

    Focus sul problema

    L’estate 2017 si è aperta con una grande proliferazione di meduse nel Mediterraneo. Da vari dati raccolti, basati su centinaia di segnalazioni dei bagnanti, è emerso che negli ultimi sette annidal 2009 al 2016, gli avvistamenti sono aumentati di oltre 10 volte.

    Una vera e propria invasione causata da molteplici fattori, come la pesca indiscriminata (che riduce il numero di pesci che competono con le meduse per l’alimentazione), e l’effetto serra, che riscalda le nostre acque rendendole ambienti favorevoli per le specie tropicali.

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    Gli avvelenamenti da medusa rappresentano un problema emergente di salute ambientale che interessa in primo piano i bagnanti più sensibili, ovvero i bambini e, tra questi, i più piccoli. Sono, infatti, tra i motivi più comuni di richiesta di assistenza medica nel periodo estivo, soprattutto nelle strutture di primo soccorso presenti sulle coste ad alto impatto turistico.

    Tutte le meduse sono pericolose?

    No. Nei nostri mari esistono diverse specie di meduse, di cui solo alcune urticanti. Tra queste, la più comune è la Pelagia noctiluca, detta anche “medusa luminosa”, che ha piccole dimensioni ma tentacoli sottili e molto lunghi i quali, sotto stimoli fisici o chimici, liberano un veleno caratterizzato da una varietà di componenti che hanno delle proprietà urticanti per la nostra pelle.

    Quali sono i sintomi che insorgono in seguito al contatto con una medusa?

    La maggior parte dei sintomi sono limitati a reazioni locali e cutanee, ma in circa l’8,7% dei casi si possono avere delle complicazioni, principalmente legate a reazioni allergiche. Gli effetti locali in seguito al contatto con una medusa includono dolore e prurito intensi, dermatite con rossore cutaneo, presenza di pomfi e vescicole, gonfiore e, più raramente, danni cutanei irreversibili.

    Sintomi meno comuni, possono essere: malessere, debolezza, febbre, brividi, spasmi muscolari, nausea, vomito, lacrimazione, vertigini e difficoltà respiratoria. Sono stati descritti anche rari casi di morte per shock anafilattico in seguito a contatto esteso.

    Cosa fare in caso di contatto?

    Il dibattito su come attenuare i sintomi tipici dell’urticazione da medusa non è solo uno dei tormentoni che caratterizzano le conversazioni sotto l’ombrellone, ma una vera e propria discussione nata dalla mancanza di un protocollo di trattamento standard relativo al contatto con meduse tipicamente presenti nei nostri mari.

    Sulla base degli studi e delle evidenze più recenti, si può riassumere il trattamento di prima linea di queste lesioni in pochi semplici punti:

    • Tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall’acqua. Se ci si trova al largo, sorreggere il bambino e richiamare l’attenzione per farsi aiutare, specie se anche l’accompagnatore è venuto a contatto con la medusa
    • verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani (o passando sulla cute una tessera di plastica)
    • lavare abbondantemente la zona interessata con acqua di mare per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata (non utilizzare acqua corrente in quanto l’acqua dolce può contribuire a diffondere le neurotossine)
    • applicare gel astringente al cloruro di alluminio, che si trova tranquillamente in farmacia, che ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine (in alternativa si può usare una crema a base di cortisone, anche se ha un effetto più ritardato)
    • se subito dopo il contatto la reazione cutanea si diffonde e compaiono altri sintomi come difficoltà respiratoria, sudorazione, pallore, mal di testa, nausea, vomito, vertigini, confusione, chiamare immediatamente il 118
    • nei giorni successivi, per circa due settimane, utilizzare protezione solare totale nella zona colpita, in quanto essa rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente.
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    Cosa “non” fare in caso di contatto?

    In seguito a contatto con una medusa non bisogna:

    • Grattare l’area interessata, anche se è la prima reazione istintiva, in quanto si rischia di liberare ulteriore veleno
    • applicare un bendaggio, perché incrementerebbe la quantità di veleno che viene iniettata
    • lavare con soluzioni alcoliche, succo di limone, aceto o urina che sono ritenuti inutili o addirittura dannosi
    • strofinare la zona colpita con sabbia o con una pietra tiepida, perché, nonostante le tossine vengono inattivate dal calore, affinché ciò avvenga, bisogna raggiungere una temperatura di circa 50°C. Meglio, quindi, non rischiare un’ustione.
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  • 39. Il ragno violino... basta conoscerlo
     

    Il morso del ragno violino

    E' un ragno di modeste dimensioni e dall'aspetto apparentemente insignificante, ma estremamente pericoloso. Si tratta del Loxosceles rufescens, conosciuto anche come ragno violino, per via di una caratteristica macchia che riachiama lo strumento musicale presente sul corpo. Come proteggersi dal ragno violino e dal suo morso? L'abbiamo chiesto al Direttore del Centro Antiveleni.

    Il ragno violino dove si trova e come si riconosce?

    Ha una colorazione marrone-giallastro con lunghe zampe. Il ragno violino può raggiungere le dimensioni di 7 mm (corpo del maschio) e di 9 mm (corpo della femmina). Il ragno violino dove si trova? Nelle regioni del nord è presente principalmente nelle nostre case, dato che non sopporta le nostre temperature invernali, ma nella stagione più calda si può trovare anche negli spazi aperti in vicinanza delle abitazioni, come ad esempio nei giardini. Noto anche come ragno eremita, è un animale notturno che di giorno rimane rintanato in anfratti e fessure. Il ragno violino in casa può trovare riparo dietro a mobili, battiscopa, sotto scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature e soprattutto tra la biancheria. Tra gli habitat dove vive il ragno violino ci sono sono anche solai, scantinati e bagni. E' tra i ragni italiani più velenosi.

    Quali sono le caratteristiche del morso del ragno violino?

    Inizialmente è asintomatico, indolore e l’area interessata non presenta alterazioni. Nelle ore successive al morso di ragno compare una lesione arrossata con prurito, bruciore e formicolii che nell’arco delle 48-72 ore successive, può diventare necrotica e può ulcerarsi. Oltre all’iniezione del veleno, il ragno violino con lapuntura può veicolare nei tessuti batteri anaerobi (microrganismi che vivono in assenza di ossigeno), che proliferano e complicano il decorso della lesione. La loro azione provoca infatti la liquefazione dei tessuti. Nelle situazioni più gravi oltre a febbre, rash cutaneo, ecchimosi, possono presentarsi danni ai muscoli, ai reni ed emorragie. In molti casi, inoltre, può essere necessario un trattamento in camera iperbarica.

    Cosa fare in caso di puntura del ragno violino?

    Lavare abbondantemente con acqua e sapone. Se ci accorgiamo in qualche modo della presenza del ragno cercare di catturare l'animale e, anche se ucciso, conservarlo. L'identificazione è possibile anche se il ragno risulta malamente danneggiato: valutando il capo al microscopio si evidenzia la presenza di 6 occhi invece di 8, come è tipico per tutti gli altri ragni. Anche una foto può essere d'aiuto, facendo attenzione che la parte anteriore del ragno sia ben visibile e a fuoco, vedi ragno violino immagini.

    Quindi mai sottovalutare il morso di un ragno...

    Assolutamente. Chiamare il Centro Antiveleni (0266101029) soprattutto se i sintomi locali nelle ore successive compaiono e si aggravano. Attenzione se compare una lesione caratterizzata da una zona centrale inizialmente più arrossata che diventa più scura con il passare delle ore.

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  • 1. Dove posso fare vaccinare mio figlio? Quali vaccini deve fare?
     

    Il servizio di vaccinazione più vicino allo studio è situato in VIA OZANAM 126, Tel. 06.56486401

    Prenotazione per e-mail: vac.ozanam@aslromad.it

    Le vaccinazioni che sono disponibili per i bambini nel 3° mese di vita sono:

    1. una puntura per 6 vaccini, detta ESAVALENTE, che comprende: tetano, pertosse, difterite, epatite B, poliomielite, Haemophilus.  Questa stessa dose si ripete dopo 6-8 settimane e dopo 6 mesi dalla 2a dose.
    2. una puntura per il vaccino ANTI-PNEUMOCOCCO: protegge contro 13 ceppi di questo gruppo di batteri che, nei bambini piccoli, soprattutto sotto i 2-3 anni, ma MOLTO RARAMENTE, provoca infezioni gravi (setticemie, meningiti, ecc.). I richiami si fanno insieme all`esavalente.
    3. una puntura per il vaccino ANTI-MENINGOCOCCO di tipo C: protegge contro questo germe, molto grave,ma, fortunatamente, RARISSIMO. Anche per questo vaccino si fanno i richiami insieme ai precedenti. Se si vuole iniziare la vaccinazione dopo il compimento dell`anno di vita, le dosi si riducono ad una soltanto.

    I vaccini successivi disponibili sono:

    1. antimorbillo-parotite-rosolia (MRP), dal 13° mese di vita. Un richiamo di questo vaccino è previsto all`età di 6 anni, insieme alla vaccinazione per difterite-tetano-pertosse-poliomielite;
    2. antivaricella (a qualsiasi età);
    3. antipapillomavirus (nel 12° anno di vita).

    Un sito molto aggiornato ed esaustivo è:

    http://www.levaccinazioni.it/informagente/vaccinazioni/index.htm

    CAMPAGNA ANTINFLUENZALE STAGIONALE

    Solo per soggetti a rischio
    DISTRETTO 1
    - Fiumicino, via Anco Marzio n. 48
    Martedì  8.30-12.00  accesso diretto
    tel. 06/56484504 per informazioni ore 12.30-13.30

     - Palidoro, Via San Carlo 10
    tel. 06/56484351 per appuntamento ore 12.30-13.30

    DISTRETTO 3
    - Roma, Via  Portuense 575
    Adulti: Lunedì e Mercoledì 8.30-12.00  accesso diretto
    Pediatriche: Giovedì 8.30-12.00 accesso diretto
    per informazioni tel.06/56485103 ore 12.30-13.00

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  • 2. Quali sono e quali attività svolgono i consultori della ASL RM D, ASL di pertinenza dei Municipi XIII, XV e XVI?
     

    ATTIVITÀ DEI CONSULTORI DELLA ASL ROMA D:

    • Consulenze psicologiche e psicoterapie individuali, di coppia, familiari
    • Consulenze sociali individuali, di coppia, familiari
    • Visite ginecologiche per prevenzione, contraccezione, gravidanza, IVG
    • Ambulatorio ostetrico
    • Consulenze ostetriche, sanitarie e infermieristiche
    • Spazio adolescenti (consulenze e visite ginecologiche, consulenze psicologiche e psicoterapie, consulenze sociali)
    • Screening per la diagnosi precoce dei tumori della sfera genitale femminile
    • Consulenze sociali e psicologiche per IVG
    • Consulenze e visite pediatriche
    • Consulenze su tematiche concernenti la sessualità
    • Informazioni ed orientamento per adozioni nazionali ed internazionali
    • Indagini per idoneità adozioni nazionali ed internazionali e per affidamenti preadottivi
    • Corsi di accompagnamento alla nascita
    • Corsi di massaggio per neonati
    • Spazio allattamento
    • Spazio neomamme
    • Corsi di yoga in menopausa
    • Corsi di educazione alla salute nelle scuole medie inferiori e superiori del territorio
    • Progetti innovativi di peer-education e promozione della salute nelle scuole medie inferiori e superiori del territorio
    • Rilascio tesserini STP/ENI
    • Interventi di rete con i soggetti istituzionali e del terzo settore (Servizi socio-sanitari della ASL, Municipi, Enti locali, cooperative sociali, associazioni, ecc.)
    Per l’'accesso ai Consultori non è richiesta la prescrizione medica: tutte le prestazioni erogate sono completamente gratuite. Il referto delle prestazioni specialistiche effettuate si ritira presso il Servizio. Il Consultorio è l’unico servizio autorizzato a rispondere a richieste sanitarie di minori non accompagnati dai genitori.

    I CONSULTORI DELLA ASL ROMA D:

    • Consultorio Fiumicino - Via del Porto Claudio 3 - Fiumicino tel e fax 0665048284 fax 0665048429 dal lun al ven 8 -14; mar e giov 14.30-18.30
    • Consultorio Fregene Via della Pineta di Fregene 76 - Fregene 0661968040 fax 0666564113 dal lun al ven 8-14; lun e mer 14.30-17.30
    • Consultorio Ostia – Via Capitan Casella 3 - Ostia 0656483024 dal lun al ven 8-14; lun, mer e giov 14-17.30
    • Consultorio Acilia - Via del Poggio di Acilia 69/79 0656483200 dal lun al ven 8-14; mar e giov 14-17.30
    • Consultorio Trullo - Via Brugnato 2 0656485671 0656485670 fax 0656485672 dal lun al ven 8-14; lun e mer 14.30-17.30
    • Consultorio Corviale - L.go Quadrelli 5 tel 56485725 e 56485724 e fax 0656485731 dal lun al ven 8-14; lun e mar 14.30-17.30
    • Consultorio Magliana - Via Vaiano 53 0656485510 magliana@aslromad.it dal lun al ven 8-14; mar e giov 14.30-17.30
    • Consultorio Bravetta - Via della Consolata 52 0666152847 fax 0666166439 dal lun al ven 8.30-13.30; lun, mar e giov 15-17
    • Consultorio Monteverde - Via Colautti 28 0656484131 fax 0656484104 dal lun al ven 8-14; lun e giov 14-18
    • Consultorio Massimina - Via Belfanti 76/A tel e fax 0666180757 dal lun al ven 8-13; mar e giov 14.30-16.30

    ATTIVITA` PER ADOLESCENTI NEI CONSULTORI

    • Consultorio Fiumicino - Via del Porto Claudio 3 - Fiumicino tel e fax 0665048284 fax 0665048429 martedì 15-17 accesso diretto
    • Consultorio Fregene Via della Pineta di Fregene 76 - Fregene 0661968040 fax 0666564113 lunedì 14.30-17
    • Consultorio Ostia Via Capitan Casella 3 - Ostia 0656483024 mercoledì 14-17.30 accesso diretto
    • Consultorio Acilia - Via del Poggio di Acilia 69/79 0656483200 giovedì 14-17.30 accesso diretto
    • Consultorio Corviale - L.go Quadrelli 5 0656485730 tel e fax 0656485731 martedì 14.30-17.30 accesso diretto
    • Consultorio Trullo - Via Brugnato 2 0656485671 0656485670 fax 0665743951 lun 14.30-17.30 accesso diretto
    • Consultorio Magliana - Via Vaiano 53 0656485510 martedì 14.30-17.30 accesso diretto
    • Consultorio Bravetta - Via della Consolata 52 0666152847 fax 0666166439 lun e mar 15-17 accesso diretto
    • Consultorio Monteverde - Via Colautti 28 0656484131 fax 0656484104 mer 14.30-17 accesso diretto
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  • 3. Come posso avere informazioni sui servizi della ASL RM D?
     

    Chiamando l'Ufficio relazioni con il Pubblico 800018972 dalle 8.30 alle 17.30

    Il consultorio di via ozanam ha cambiato numero, ora è 06.56486401

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  • 4. Lo studio pediatrico offre solo assistenza pediatrica?
     

    No, presso lo studio lavorano:

    1. una psicologa per genitori, la dott.ssa Piccolo, che è possibile contattare al numero +39 06 537 3928 oppure al cellulare +39 347 386 8253;
    2. due psicologhe, dott.sse Marina Manzo e Monica Bilello, esperte in psicologia dello sviluppo e dell`educazione, per bambini che possono avere ritardo o problemi nello sviluppo psicomotorio, disturbi e ritardo del linguaggio, problemi di attenzione, problemi scolastici e disturbi dell`apprendimento. Per appuntamenti chiamate: +39 331 736 8383
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  • 5. E` possibile effettuare degli accertamenti presso lo studio pediatrico?
     

    SI, questi sono gli accertamenti offerti presso lo studio:

    1. test rapido per lo streptococco
    2. stick delle urine
    3. scoliometria (per la diagnosi precoce della scoliosi)
    4. stereotest (per la diagnosi precoce dell`ambliopia)
    5. test dei sonagli di Boel (per l`identificazione precoce della sordità)
    6. saturimetro (per quadri di broncostruzione)
    7. test allergometrici cutanei (Prick test)
    8. spirometria pre e post broncodilatatore
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  • 6. I numeri utili per voi
     

    GUARDIA MEDICA tel. +39 06 570 600 attiva dalle 20.00 alle 8.00 dei giorni feriali, dalle 10.00 alle 8.00 dei giorni prefestivi e festivi

    CENTRO ANTI-VELENI  +39 06 490 663 / +39 06 305 4343

    RECUP numero unico di prenotazione visite specialistiche 803333

    OSPEDALE BAMBINO GESU' prenotazioni +39 06 681 81

    OSPEDALE SAN CAMILLO prenotazioni +39 06 5870 4223

    POLICLINICO GEMELLI prenotazioni + 39 06 355 046 / + 39 06 355 060

    FARMACI IN ALLATTAMENTO NR. VERDE 800 883 300

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  • 7. Posso iscrivere il mio bambino presso questo studio?
     

    Per quanto riguarda l`iscrizione dei bambini facciamo presente che i bambini hanno la priorità di iscrizione con un pediatra massimalista fino al compimento dei 3 mesi solo se non sono iscritti con altro pediatra.

    Passato questo limite temporale, è possibile cambiare pediatra esclusivamente se il nuovo pediatra non è massimalista.

    Un pediatra è massimalista quando ha in carico 800 bambini + una quota di 80 posti dedicata solo ai neonati, per un totale di 880 bambini; finchè non scende sotto quota 800 non è possibile che venga scelto per assistere un bambino già iscritto nelle liste di un altro pediatra.

    Se all'opposto va oltre la quota di 880 (i fratellini neonati così come i bambini affetti da patologia grave hanno il diritto di entrare nella lista del pediatra), non può ricevere l`iscrizione di alcun neonato.

    Sul portale della Regione Lazio (POS Lazio) è possibile vedere la disponibilità di posti solamente per i pediatri NON massimalisti. Infatti la quota di 80 posti dedicata ai neonati è criptata. Questo significa che, nel caso di un neonato, se si vuole un pediatra che OGGI non ha posto, bisogna tornare DOMANI presso gli uffici della ASL per evitare che si verifichi la possibilità che qualcun altro prenda quel posto reso libero proprio quel giorno che non si è andati all`ufficio.

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Numeri Utili
EMERGENZA:
118
Farmaci in allatamento:
800 883 300
Centro antiveleni:
063054343
Guardia Medica notturna e festiva:
06570600